di Flavio Ignelzi
C’hanno provato ad edulcorare un film di gangster sino quasi a nascondere gli intenti lirici che lo sottendono, ma non ci sono riusciti del tutto.
In questa emulazione della vita reale (‘tratto da una storia vera’), Ridley Scott sembra muoversi con disinvoltura, sfruttando soprattutto mestiere e schemi prefissati. In soldoni la storia di Frank Lucas, la sua ascesa (era un autista/picchiatore/killer), l’apice del suo successo (capo-famiglia, letteralmente) fino alla prevedibile caduta (il gabbio), che glorifica per l’ennesima volta l’american dream dell’uomo di strada che si è fatto da sé, e che raggiunge il successo grazie alle proprie forze, alle proprie idee e alle proprie intuizioni. Che, poi, si possono sintetizzare in una sola: quella semplice-semplice di eliminare gli intermediari dal traffico di droga. Accorciare all’inverosimile la filiera, insomma, comprando direttamente alla fonte (Vietnam) e rivendendo nelle strade di Harlem: un prodotto migliore ad un prezzo più basso.
Un po’ il commercio equo e solidale dello stupefacente, se vogliamo, che nel 1968 ci può anche stare. Due ore e quaranta convenzionali e semplicistiche (lo spettatore non deve sudarsi nulla, tutto è spiegato e sottolineato), retoriche e didascaliche (gli innesti di storia vera, manco fosse Pakula) che ruotano attorno al binomio Denzel Washington/Russell Crowe, sfruttati più come nomi di richiamo che non come attori di talento.
Il Male ed il Bene che si sfiorano, che si confondono, che trovano punti di contatto e che, nel confronto, si riconoscono. Sai che genialata (Andrew Lau, Alan Mak, calmatevi). Un boss che lavora nell’ombra, ligio alla ‘sua’ morale, incastrato da un poliziotto integerrimo, rispettoso dei ‘propri’ valori, che è anch’egli un illustre sconosciuto. Un film che non possiede scene epocali, che tende ad assecondare gli amanti di un certo classicismo hollywoodiano, che si presenta solido e senza sbavature, in cui la figura migliore la fa il montaggio incalzante del nostro Pietro Scalia, molto più della fotografia troppo livida di Harris Savides. Scott non possiede il tragico lirismo di Coppola, gli estetici virtuosismi di De Palma o l’epica sublime di Scorsese. Ma, viene naturale domandarsi, allora cosa possiede?


Ovvero trasferire le dinamiche d’ufficio in un survival horror. Prendete un gruppetto di dipendenti di un’Azienda che produce armi (la Palisade Defence), sufficientemente variegato come ogni open-space che si rispetti, e speditelo in un isolato lodge immerso nelle boscaglie dell’Ungheria per un corso atto a migliorare lo spirito di gruppo ed il senso di appartenenza all’azienda. Come si comporterà tale gruppetto in una situazione estrema quale l’assedio ed il pericolo di vita? Ora, non lasciatevi ingannare dal livello di lettura più superficiale, e cioè quello di uno slasherino da due soldi che avanza per stereotipi consolidati, benché orchestrati con mestiere ed infarciti di trovate grottesche ed irresistibili (come la scena concitata della tagliola o quella surreale del piede nel frigorifero). L’opera seconda di Christopher Smith (al suo attivo già un decoroso “Creep - Il Chirurgo” del 2004) veicola attraverso i comuni cliché di genere ben altri messaggi. Innanzitutto la pellicola mostra la palese applicazione della legge del contrappasso (da carnefice indiretto/irresponsabile a vittima diretta/consapevole) che porta a svelare una ad una le vere personalità dei componenti del team. Il responsabile dell’ufficio che conduce il gruppo si fa velocemente vigliacco ed incompetente di fronte alla gestione di situazioni di pericolo e lontano dagli agi della sua poltrona; la biondina americana - la regina dell’open space per tonalità di biondo - e che emana sensualità ed invidie tra le scrivanie, si rivela determinata e vincente; il giovane collega un po’ qualunquista, interessato alle ragazze e agli stupefacenti ed immune ad ogni forma di aziendalismo presenta di fronte alla necessità, una mente creativa e sfidante, probabilmente per via delle sue frequentazioni con lo ‘sballo’; infine il professionista di colore incorruttibile ed impegnato nel suo lavoro cementa il gruppo con il suo spirito collaborativo e si guadagna nel finale la morte più eroica, provocata dalla ferita nel petto che ne esaurisce una ad una tutte le sue funzioni vitali; la sua morte è imprevedibilmente il punto di partenza per il riscatto della giovane eroina americana che, elaborato l’evento, centra il suo asse sull’obiettivo della sopravvivenza e lo raggiunge, sfida dopo sfida. In pratica non c’è relazione tra le capacità aziendali pregresse ed il superamento della prova (leggasi sopravvivenza): tutto come nella realtà, in sostanza, fino alla conclusione trash e commovente che ci lascia con un’ammiccante e dolce fantasia sessuale che aleggia intorno a due stangone, seminude e vendicative, equipaggiate di mitra, per sottolineare (come se ce ne fosse bisogno) che si tratta solo di un "povero" B-Movie che non vuol prendersi sul serio, e che la provocazione sessuale rilassante e liberatoria alla quale abbandonarsi è una gran bel happy end. L’umorismo nero molto british, un parterre di personaggi che non scade troppo nel becero stereotipo e l’ottima confezione (fotografia e montaggio, in particolare) fanno di “Severance” un intrattenimento più che gradevole. In scia alla robetta di Eli Roth (“Cabin Fever” in particolare), ma un po’ più in palla.
Davvero nulla da dire sull'uscita di questo film con Jessica Alba e Dane Cook, se non unirmi allo sbigottimento generale per la traduzione del titolo originale "Good Luck Chuck". Visto che c'erano, potevano "elegantemente" osare qualcosa di più diretto tipo "Tuo marito ce l'ha più grosso di Charlie".



Ci sono molti canali di cinema cult/trash, come era d'aspettarselo, ma sono molti anche i canali di cortometraggi e produzioni indipendenti. Consiglio a tutti di farsi un account di prova e godere delle meraviglie di Joost. La qualità audio e video è ottima (anche con un ADSL a 2 Mega), se paragonata ad altri simili esperimenti tipo Youtube o MySpaceTV, e l'offerta è sicuramente superiore al costoso RossoAlice di TelecomItalia.