11 gennaio 2006

The passion of the Clerks

Ecco, questo è proprio un sequel che non mi sarei aspettato. Ed è anche un sequel che mi interessa moltissimo. Si tratta proprio del seguito di Clerks, il film indipendente che segnò l'esordio alla regia di Kevin Smith del 1994.
Girato con mezzi e capacità quasi dilettantesche ma con tanto talento da diventare fenomeno e avviare Kevin Smith alla conquista di Hollywood, Clerks, assieme al quasi contemporaneo Le Iene, gettava le fondamenta di una nuova cinematografia metropolitana, basata sull'esagerazione e il paradosso nei dialoghi piuttosto che sull'impatto visivo.
Oggi questo modo di fare cinema è già un ricordo, avendone prese le distanze gli stessi fondatori (Tarantino e Smith, appunto), per cui sembra alquanto singolare che Smith si sia deciso a dare ancora voce ai commessi svogliati del New Jersey. I protagonisti sono sempre Dante e Randall, un po' invecchiati e impiegati in un fast-food, ma ancora perseguitati da Jay e Silent Bob e la loro particolarissima filosofia di vita allucinata ma spesso illuminante.
Curioso il teaser con la musica de La passione di Cristo già citato nel titolo del sequel.


Kevin Smith, Clerks

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The demon barber


Johnny Depp e Tim Burton ancora insieme per girare un horror, e stavolta non è animato e nemmeno un remake di un classico Hollywoodiano. La storia pero' è molto nota, almeno nella cultura anglosassone.
Uno di quei personaggi tipo Jack lo squartatore, a metà strada tra mito e realtà, Sweeney Todd è un barbiere che in piena epoca vittoriana pratica lo sgozzamento dei propri clienti per poi preparare dei gustosi pasticci di carne assieme all'amata consorte.
La storia macabra e l'ambientazione gotica dell'Inghilterra del XIX secolo sembrano andare a pennello con lo stile burtoniano, anche se inizialmente il progetto doveva essere portato avanti da Sam Mendes.

La notizia comunque non è ancora ufficiale ed è stata diffusa da
Bloody Disgusting (ma a KinemaZOne è arrivata via Ignelzi e Horror Magazine).


Tim Burton, Johnny Depp, Sweeney Todd

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09 gennaio 2006

Dance of the Dead (MOH #3)

di Ferdi Carcavallo

Tobe Hooper è un regista che ha trattato tutti i sottogeneri dell'horror, inventando sia il filone splatter con quel capolavoro del genere che è Non aprite quella porta che quello tecnologico con Poltergeist.
Quindi, dal suo intervento in Masters of Horror, non ci si poteva che aspettare qualcosa di originale, o almeno di insolito. Ed infatti, in questo Dance of the Dead, Hooper dà il suo tocco personale presentandoci una storia fatta di violenza, necrofilia e profanazioni varie.
In un 2008 post terza guerra mondiale, i giovani sbandati di una provincia americana contrabbandano sangue rubato per conto di un diabolico proprietario di un locale (Robert Englund) che definire equivoco è un eufemismo dove ha luogo uno spettacolo di danza molto singolare. In questo contesto si inserisce la storia familiare di una ragazzina orfana e della madre. Dire di più sarebbe svelare troppo.
Quello di Hooper è horror al 100%, irriverente, scorretto e blasfemo quanto basta a non offendere più di tanto le coscienze degli spettatori e contemporaneamente a sfuggire al "taralluccievinesimo" che incombe sempre sulle produzioni blockbuster.

Masters of horror, Tobe Hooper, Robert Englund

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07 gennaio 2006

Homecoming (MOH #6)

di Ferdi Carcavallo

Sono attivisti, pacifisti e politicamente impegnati gli zombi di Joe Dante protagonisti di Homecoming, l’episodio numero 6 della serie televisiva americana Masters of Horror. Escono dalle tombe non per cibarsi di carne viva diffondendo la maledizione dei non morti, bensì per esercitare ancora una volta il diritto di voto, unico modo per trovare la pace eterna.
La trama del minifilm di Dante è tutta qui, semplice, suggestiva e molto, ma molto poco politically correct: i soldati americani vittime di una guerra preventiva contro un paese del medio oriente accusato falsamente dal governo USA di possedere armi nucleari tornano come zombi per fare propaganda politica contro la ri-elezione del presidente USA che ha voluto il conflitto. La fine è quanto di più realistico si possa immaginare, per quanto più terribile di qualsiasi trama horror, ma con un messaggio di speranza.

In effetti, a ben vedere, il personaggio dello Zombie è sempre stato oggetto di metafore politiche, da Ragona fino all'ultimo Romero (La terra dei morti viventi) in cui i morti viventi si coalizzano per attaccare e sterminare la città bunker dei ricchi e potenti vivi che li detengono in una sorta di apartheid. Dante ha avuto il coraggio di andare al di là della metafora generalista fino a calare i suoi non-morti in una realtà politica che per quanto attuale sembra davvero frutto delle elucubrazioni fantapolitiche di uno scrittore horror.
Il risultato è un
messaggio politico molto efficace in quanto superamento del confine del cinema militante di film-documentari alla Michael Moore.
Dubito che sia possibile vederlo a breve in Italia, come per gli altri episodi della serie.

Masters of horror, Joe Dante, Zombie

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06 gennaio 2006

Jenifer (MOH #4)

di Ferdi Carcavallo

Il desiderio che lo "spettacolo" termini nel minor tempo possibile vi comincia a nascere dopo i primi 5 minuti del minifilm di Dario Argento, episodio numero 4 della serie Masters of Horror. Fino a quel momento, probabilmente, l'unica sensazione che avertite è il compiacimento di vedere dopo tanti anni un film di Dario Argento che sia recitato (anche se in inglese non importa), che abbia una trama e, soprattutto, che faccia spavento. Ma lo spavento dovuto alle prime apparizioni della protagonista, la diabolica ragazza bionda orrendamente sfigurata, antropofaga e ninfomane, ben presto diventa un mero ricordo, in quanto tutta la tensione del resto del film è incentrata sui pasti cannibali e sulle macabri performances sessuali della giovane Jennifer rappresentate da Argento in un tripudio di budella, carcasse e sangue spruzzato ovunque di uomini, donne, gatti e bambini. ben presto, però, la crudezza delle immagini sublima dal grottesco al ridicolo, caratteristica tipica dei film di Dario Argento che tuttavia lo salva dalle citazioni in tribunale.
Il personaggio di Jenifer nasce in una serie a fumetti di Bruce Jones e Bernie Wrightson pubblicata sulla collana americana Creepy che già sulle tavole era poco digeribile. Probabilmente, almeno dal punto di vista del gusto, il minifilm di Dario Argento è il gradino più basso della serie (ma non ho ancora visto tutti gli episodi). Difficilmente qualche altro maestro dell'horror è riuscito a coniugare atrocità e noia in poco più di 50 minuti di fiction.

Per quanto sia fastidiosa e terrificante l'esperienza della visione di Jenifer, dobbiamo tuttavia ammettere che è una delle cose migliori che ha realizzato Dario Argento negli ultimi dieci anni.

Masters of horror, Dario Argento, Jenifer, Bruce Jones

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05 gennaio 2006

Dreams in the Witch House (MOH #2)

di Ferdi Carcavallo

Il regista culto Stuart Gordon, autore di classici dell'horror anni '80 come Re-animator e Dolls, torna a mettere in scena un racconto di H.P. Lovecraft quattro anni dopo Dagon per il secondo episodio di Masters of Horror. Il titolo del minifilm della serie è Dreams in the Witch House e mentre è quasi inavvertibile la penna dello scrittore americano, in molte sequenze la macchina da presa di Gordon è molto riconoscibile.
La trama? Un giovane studente trova una sistemazione in una casa in cui è ben presto perseguitato da una strega ed un ratto dal volto umano che comparendogli in sogno lo spingono a sottoscrivere diabolici patti. E' il terzo episodio che vedo della serie MOH (dopo Jenifer di Dario Argento e Homecoming di Joe Dante) e devo ancora una volta confermare che si tratta davvero di un progetto di qualità. Se da un lato l'episodio di Gordon risulta nella sostanza più banale (o forse potremmo dire classico) di quello di Dante, sicuramente è meno disturbante (termine caro al mitico Ignelzi) di quello del "giovine e promettente" regista italiano.

Quello che magiormente si apprezza in Dreams in the Witch House è la capacità di Gordon di creare la giusta atmosfera in bilico tra realtà e sogno, che è poi il vero incubo del protagonista della storia ma che alla fine inquieta anche lo spettatore. Evito di parlare del finale non perchè ci sia un colpo di scena particolare, ma perchè è così abilmente costruito in modo da rendere sottile la soglia tra razionalità e suggestione che rischierei di minare all'obbiettivo stesso del racconto.

Masters of Horror, Stuart Gordon, Lovecraft

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23 dicembre 2005

Ti piace Hitchcock?

Questa opera prima dell'esordiente regista romano Dario Argento ha in se qualcosa che fa ben sperare per il futuro. Certo, molta ne deve fare di esperienza il giovane cineasta per arrivare a dei livelli soltanto paragonabili a quelli che sembrano chiramente essere i suoi modelli di riferimento, ossia il maestro citato nel titolo, De Palma e Romero. Soprattutto il giovane Dario (filgio del produttore Claudio) deve lavorare sulla scelta degli attori, che sicuramente con un budget adeguato non saranno più un problema. Il vezzo di girare in inglese non è di per se un problema, a patto di affidare il doppiaggio ad una equipe di professionisti che abbiano fatto qualcosa in più del doppiaggio di filmetti porno. Altra materia da curare di più è sicuramente l'intreccio. Ma col tempo il ragazzo capirà che buttare in faccia al pubblico assassino e movente alla prima scena non è una mossa che giova alla suspence. Infine, quando alla scuola di cinematograia avrà seguito un corso di fotografia, sicuramente l'utilizzo delle luci sarà materia per lui più malleabile.

Le premesse per una carriera discreta ci sono, insomma. Magari, tra una decina d'anni ce lo ritroviamo ad affiancare i Masters of Horror internazionali, ma forse corriamo un po' troppo.

Per finire occorre rispondere alla domanda: si mi piace Hitchcock, ma a te che t'ha fatto?

Dario Argento, DVD, Hitchcock

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22 dicembre 2005

L'amico di famiglia

Sarà Giacomo Rizzo, attore teatrale napoletano di grande esperienza, il protagonista de L'amico di famiglia, l'attesissimo nuovo film di Paolo Sorrentino dopo la grande prova de Le conseguenze dell'amore. Rizzo sarà Geremia, un anziano usuraio di provincia, che presta i soldi ad un padre di famiglia bisognoso di risorse per organizzare un bel matrimonio alla figlia. Nel cast de L'amico di famiglia ci saranno anche Fabrizio Bentivoglio (in veste country), Laura Chiatti e Gigi Angelillo.
Ancora una volta, quindi, Sorrentino predilige attori teatrali (dopo Toni Servillo) per rappresentare i suoi personaggi in bilico tra bene e male. Il regista napoletano conta molto sulla vis comica di Giacomo Rizzo - che proviene dall'avanspettacolo - per dare un fascino ed un personaggio disgustoso come può essere uno strozzino.

A giudicare dalle immagini e dal teaser messo in circolazione sul web con quasi un anno di anticipo sull'uscita (autunno 2006) sembra proprio che si tratti di grande cinema, pienamente all'altezza delle aspettative. Di quei film che in Italia devono prima vincere una decina di premi per essere distribuiti come si deve...

Il teaser

Paolo Sorrentino, Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio

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15 dicembre 2005

Il codice da Vinci: teaser trailer

Il nuovo film di Ron Howard tratto dal best seller di Dan Brown ha un trailer disponibile su Internet. E' già il secondo clip promozionale realizzato per il film. Il primo, in verità, era davvero inutile e si limitava a ufficializzare il cast. In questo secondo, invece, dovrebbero vedersi alcune scene del film, che comunque uscirà quasi in contemporanea mondiale il 19 maggio.
Godetevi (si fa per dire) le immagini.

Teaser Trailer
Sito ufficiale del film

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03 dicembre 2005

Colpo di Stato - Le elezioni nascoste

Leggendo su cinemavenire.it una vechia intervista a Marco Giusti e Luca Rea, mi è tornato in mente un film del grande Luciano Salce dal titolo Colpo di stato, annoverato tra i film invisibili del cinema italiano. Questo strano film, che Salce stesso considerava il suo capolavoro, è una satira molto fine sulla psicosi anticomunista dell'Italia della fine anni '60 (il film è del 1968). Girato in bianco e nero, senza attori, con uno stile documentarista che oggi chiamiamo mockumentary ma che allora era pura avanguardia, il film racconta di una vittoria comunista alle elezioni politiche e dei successivi tentativi goffi e disperati della Democrazia Cristiana, governo Americano e servizi segreti di ribaltare il risultato e della Rai di non dare la notizia. Due giorni nelle sale e poi subito volatilizzatosi, tranne l'apparizione fugace in TV negli anni '80, in quanto assolutamente politically incorrect.
Se ci fosse stato eMule negli anni '70 oggi molte più persone conoscerebbero quest'opera.

Altre Info su Colpo di Stato su:

cinemavvenire.it
sentieriselvaggi.it

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