di Ferdinando Carcavallo
Devo ringraziare Internet per tante cose, una di queste è avermi fatto conoscere il mondo dei cortometraggi, altrimenti inacessibile se non frequentando specifici festival.
Il cortometraggio (oggi si dice solo corto perchè il digitale ha eliminato il concetto di metraggio) non rappresenta soltanto la palestra del cinema dove giovanissimi registi si fanno le ossa autofinanziandosi, ma è esso stesso cinema a tutti gli effetti, una forma di espressione artistica paritetica al racconto per la letteraura.
Nel "fantastico mondo dei corti" è facile incontrare talenti non ancora corrotti dalle logiche di mercato, di distribuzione o "di pagnotta" e forse grazie ad Internet questi talenti rimarranno tali anche ne futuro.
A proposito di talenti autentici, l'ultimo che ho incontrato è Ivan Forastiere.
Regista 30enne, ex allievo della scuola napoletana di cinema Pigrecoemme (ma quanti ne sfornano?) ed esperto di tecniche di post produzione, Ivan ha all'attivo 4 corti dei quali l'ultimo, il più riuscito e da lui anche scritto, è stato presentato quest'anno al Festival del Cinema Italiano di Stoccolma.
Favolosi gli interpreti, dal protagonista Mauro di Micco all'inquietante Pierpaolo Stellato, diretti con una sensibilità moderna che avvicina l'estetica di Ivan a quella di un Matteo Garrone: un neo-realismo, quindi, particolarmente estetizzante. Sfido chiunque a cogliere in questo film traccia della realizzazione in digitale. Gli "ambiziosi" movimenti di macchina assieme all'eccellente e misurato lavoro di montaggio e post produzione rendono impossibile distinguere questo film girato i DV (Canon XhA1) da un lavoro in pellicola.
"Altri 30 anni" racconta la storia di un istinto suicida. Non sappiamo perchè il protagonista Claudio voglia uccidersi, ma non importa. Se ci sono ignote le cause che hanno lo hanno portato a questa decisione, la cronaca della dinamica del gesto estremo, data dal suo fornitore di morte (l'ottimo ed espressivo Davide Amorico), ci fornisce quello che in un racconto cinematografico più interessa, ossia la tragedia di una vita vissuta con dolore che solo nell'istante finale rileva una possibilità di rivalutazione. Possibilità che Claudio decide di cogliere, ma il cammino da compiere è davvero lungo.
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