di Ferdinando Carcavallo
Positivissimo il bilancio della nona edizione del Napoli Film Festival consclusosi ieri al cinema Filangieri. Molti gli ospiti illustri, e per fortuna molti italiani come è giusto che sia. Interessantissimi gli interventi dei Fratelli Coen, la retrospettiva su Ozpetek, le iniziative annunciate da Michele Placido e i programmi della kermesse per il futuro come il sodalizio con il Comicon (ma a proposito, non si era detto che lo si voleva portare via da Napoli?).
Eppure qualcosa è mancato a questo festival, e quasi mi vergogno a dirlo. E' mancato qualche nome tra i tanti celebrati, sia a proposito del cinema italiano che della città che ha ospitato la rassegna. E' passato di mente agli organizzatori che qui, quaranta anni fa, è morto un attore di nome Totò che ad oggi è il più grande rappresentante del cinema comico italiano di tutti i tempi oltre ad essere l'ultima icona orgogliosa della città di Napoli.
Cambiando decisamente livello, poi, magari valeva la pena anche ricordare un altro personaggio scomparso da poco che, piaccia o no, ha rappresentato a pieno un sottogenere cinematografico italiano. Mario Merola negli anni '70 e un po' di '80 è stato protagonista di una ventina di film popolari di successo locale ma non solo. Non dico una restrospettiva con tavola rotonda su Napoli serenata calibro 9 o Carcerato, ma almeno un applauso a Marittiello lo potevamo fare. Ci fosse stato Tarantino, lui l'avrebbe sicuramente ricordato.
Eppure qualcosa è mancato a questo festival, e quasi mi vergogno a dirlo. E' mancato qualche nome tra i tanti celebrati, sia a proposito del cinema italiano che della città che ha ospitato la rassegna. E' passato di mente agli organizzatori che qui, quaranta anni fa, è morto un attore di nome Totò che ad oggi è il più grande rappresentante del cinema comico italiano di tutti i tempi oltre ad essere l'ultima icona orgogliosa della città di Napoli.