Visualizzazione post con etichetta Robert de Niro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert de Niro. Mostra tutti i post

11 maggio 2021

Killers of the Flower Moon, di Martin Scorsese


Leonardo Di Caprio interpreta Ernest Burkhart e Lily Gladstone veste i panni di Mollie Burkhart, una donna di etnia Osage che si innamora di Ernest. 
Stiamo parlando di Killers of the Flower Moon, il nuovo film di Martin Scorsese prodotto dalla Apple Studios le cui riprese sono iniziate ad aprile in Oklaoma.
Il film racconta la storia dell’assassinio di numerosi membri della Osage Nation, una zona ricca di insediamenti petroliferi, avvenuto nel 1919. Una misteriosa serie di crimini brutali che divennero noti come “il regno del terrore di Osage”. 


Nel cast di anche Robert De Niro, Jesse Plemons, Tantoo Cardinal, Cara Jade Myers e molti altri. 
Scorsese produce e dirige , mentre la sceneggiatura è scritta da Eric Roth e dallo stesso Scorsese. 

Originaria del Montana, l'attrice Lily Gladstone discende dalla tribù dei Piedi Neri e Nasi Forati. Ha fatto il suo debutto cinematografico in “Winter in the Blood” di Alex e Andrew Smith ed è apparsa di recente in “Billions” della Showtime, così come nei film di Kelly Reichardt “Certain Women” e “First Cow”. ideata da Apple Studios, diretto e prodotto dal vincitore del premio Oscar Martin Scorsese, “Killers of the Flower Moon” è basato sul best-seller di David Grann. 
(Continua a leggere)

23 ottobre 2013

Cose nostre (Malavita)

Luc Besson corona un sogno giovanile, probabilmente, nel dirigere Robert de Niro in una commedia prodotta da Martin Scorsese. 
L’ex regista ex francese ha anche scritto la sceneggiatura di “Cose nostre” e purtroppo la cosa appare evidente. 
Impeccabile (ma non entusiasmante) la realizzazione tecnica. Ammirevole la scelta di presentare i volti dei maturi interpreti al naturale mostrando le graziose rughe della bellissima Michelle Pfeiffer e quelle di Tommy Lee Jones che però avrebbero meritato il 3D. 
Al di là di questo, il film è effettivamente un grande bluff, come c’era da aspettarsi. Non è un film divertente, le dinamiche appaiono molto forzate, la trama (sebbene non fondamentale) è ridotta davvero all’osso e tutto il film risulta una serie di sketches di rozzi mafiosi italo-americani alle prese con la campagna francese e problemi di integrazione che, a dire il vero, lo spettatore non percepisce se non per il fatto che ogni tanto, per motivi che spesso sfuggono alla comprensione, avviene qualche omicidio. 
Il finale catartico, con la prevedibilissima colonna sonora dei Gorillaz (Clint Eastwood), ci presenta la carneficina stile Coppola (Il Padrino 1,2,3) che un Tarantino (ma anche un Rodriguez) avrebbe condito con un pizzico di grottesco da renderlo digeribile, ma che in mano a un Besson - intento a citare se stesso dopo aver appena omaggiato Scorsese  - appare solo come uno sterile esercizio di stile. Già abbondantemente visto per altro. 

Disclaimer: Tutte le valutazioni sopra espresse vanno considerate tenendo conto che chi scrive ha vito il film in una sala cinematografica di Napoli (Cinema Plaza, sala Kerbaker) con uno schermo piccolo, per metà sfocato e con due luci di emergenza verdi belle forti poste sotto l’immagine, poltrone precarie e rumore di proiettore stile cinema parrocchiale.
-----------------------
(Continua a leggere)

22 ottobre 2011

12 novembre 2009

Everybody's fine. Sicuro sicuro sicuro?

di Ferdinando Carcavallo

Oggi in una intervista su Repubblica, Giuseppe Tornatore, nel parlare della prima americana di "Baaria", ha accennato alla imminente uscita negli USA di "Everybody's fine", il remake del suo "Stanno tutti bene" con Robert De Niro, Sam Rockwell e Drew Barrymore. Il regista siciliano ha detto di non aver partecipato per niente alla produzione del remake e di non averlo visto ma di essere sicuro che si tratti di un buon lavoro e che nella trama (a parte la soppressione di un figlio del protagionista) nulla è cambiato rispetto all'originale.

Beh, non so quanti di voi ricordano il film di Tornatore con Marcello Mastroianni. Non fu un successo. Arrivò pochi anni dopo "Nuovo cinema Paradiso" e pagò lo scotto di essere troppo diverso dal film Oscar, ma tutto sommato era un film onesto, commovente e ben recitato, molto amaro e sicuramente non a lieto fine.

Da quello che si vede nel trailer della versione americana nulla di tutto questo sembra essere stato conservato. D'altronde l'ambientazione americana, il lusso sfrenato in cui sembrano vivere tutti i protagonisti e la mielosità dei ripetuti abbracci padre-figlio fanno pensare a un polpettone natalizio dove non si fa altro che dire "I love you" sulla neve con le lacrime che si ghiacciano in faccia. Giudicate voi.

(Continua a leggere)

17 febbraio 2007

L'ombra del potere

A me Bronx puzzava un po', nel senso che era troppo bello per essere l'opera prima come regista di Robert de Niro. In quel film tutto rimandava a Scorsese, al miglior Scorsese di cui De Niro è stato per tempo l'attore prediletto. Che il primo film di De Niro regista potesse avere qualche riferimento a quel cinema era più che ovvio, ma Bronx è un film così bello che può essere considerato uno dei migliori film apocrifi di Scorsese. Inevitabilmente un divo come De Niro avrà avuto la collaborazione dei migliori cineasti hollwoodiani, a parte l'amico Chazz Palminteri he firmò soggetto e sceneggiatura e che ebbe nel film un ruolo d'attore che Scorsese avrebbe certamente dato a De Niro.
Detto ciò, oggi finalmente arriva l'opera seconda di De Niro regista (a parte The Score in codirezione con Frank Oz) che si intitola L'ombra del potere (perchè la traduzione letterale Il buon pastore era blasfema?).
Il film racconta la nascita della CIA, ma non è una spy-fantasy. Piuttosto è un film che cerca di mettere in evidenza come il potere più grande del pianeta sia potuto finire nelle mani di persone anonime. Matteo Signa su MyMovies dice: "Stilisticamente in linea con i dettami del cinema classico, la pellicola costringe lo spettatore a prestare la massima attenzione ai dialoghi. Non solo. Implica un vero e proprio lavoro induttivo e interrogativo che presuppone l´esistenza di vuoti che il singolo deve, in qualche modo, riempire grazie alle personali conoscenze storiche e politiche. Attraversare cinematograficamente diverse decadi (venticinque anni di storia americana) nel giro di quasi tre ore potrebbe rischiare di mettere lo spettatore in uno stato di ansia e di sovraccarico mentale in quanto troppo preoccupato di sciogliere le numerose implicazioni presenti. Per fortuna, nulla di tutto questo avviene. "
Il film esce il Italia il 20 aprile ed ha un cast eccezionalmente stellare, con lo stesso De Niro, Angelina Jolie, Matt Damon, Alec Baldwin (visti di recente con Scorsese..), WilliamHurt e John Turturro. Una bella responsabilità, non c'è che dire.
(Continua a leggere)