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16 novembre 2011

Il trailer di Napoletans

di Ferdinando Carcavallo
La commedia alla napoletana ha precedenti illustri. Senza guardare tanto indietro, abbiamo i film di quel napoletano adottivo di Nanni Loy, che dopo "Le Cinque giornate di Napoli", regalò alla cinematografia partenopea gemme come "Mi manda Picone" e "Pacco, doppiopacco e Contropaccotto". Erano gli anni '80 e l'attività culurale in questa città era abbastanza fremente, ed ecco che arrivarono il grande Massimo Troisi e i film di Luciano De Crescenzo, di cui il primo "Così parlò Bellavista" si può considerare davvero un cult. Dopodicchè il buio più totale. Ci sono stati altri autori napoletani che hanno ambientato a Napoli storie più o meno brillanti, ma nessuno di questi  (Capuano, Salemme e Corsicato ad esempio) ci è sembrato voler effettivamente ridare vita ad una tradizione cinematografica consolidata.
Sarebbe ora, quindi, che qualcuno provasse a fare un passo in avanti, o perlomeno un salto cercando di tornare allo stesso posto. E sembra, a giudicare dal titolo, che questo Napoletans di Luigi Russo si proponga proprio di riaprire un filone mettendo in campo talenti provenienti dal cinema, il teatro e la tv. Quello che sembra ottenere, però, non è niente di tutte e tre le cose. Se è vero che il trailer deve invogliare la visione del film presentando il meglio (anche andando oltre la valenza del film stesso) allora diciamo subito che ci pare di trovarci di fronte a un cinepanettone dei poveri. Si tratta certo di una produzione "low budget" e proprio per questo ci si aspetterebbe originalità e freschezza. Beh, provate a guardare il trailer e verificate quante volte la visione vi strappa un sorriso. La sceneggiatura, del resto, è affidata a Sergio Martino, un benemerito della commedia italiana che ha toccato quasi tutti i generi ma che qui sembra avere tanta nostalgia delle docce e i "quanto sei bbona" dei tempi di "Giovannona Coscialunga" e i film di Gigi e Andrea.



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02 gennaio 2008

Mi avete preso per un coglione!

di Ferdinando Carcavallo

Da sempre allergico al calcio in qualsiasi sua forma, all'epoca dell'uscita de "L'allenatore nel pallone" (1984) mi guardai bene dal vederlo, salvo poi recuperarlo in tempi più o meno recenti grazie alle televisioni private che lo mandano in onda in continuazione. L'allenatore nel pallone è diventato negli anni una vera e propria icona del cinema brillante italiano al pari, come popolarità, del Dottor Tersilli e Fantozzi, pur non avendo un regista come Salce, attori del calibro di Sordi o trascorsi letterari come quello del personaggio di Villaggio. Quello di Sergio Martino era un film senza grosse pretese, come se ne facevano tanti all'epoca, che riponeva le speranze di botteghino unicamente nella presenza di divi del calcio in tempi in cui il divismo sportivo era ancora qualcosa legato all'agonismo. Un'opera artigianale che nel tempo ha acquisito fascino e che, pur con una trama semplice e banalotta, strappava risate grazie alla vis comica del buon mestierante Lino Banfi che in questo film realizzò la sua migliore performance cinematografica che gli valse il riscatto dalla commediaccia sexy. E come di regola per i successi inaspettati, pare che il fatto che il primo film sia diventato un cult non abbia fruttato nulla in termini economici a Banfi e Martino, ed è (anche) per questo che oggi la "coppia storica" cavalca l'onda del successo con un sequel dal titolo semplice ed inequivocabile de "L'allenatore nel pallone 2". Stavolta Banfi/Canà cercherà di tenere meglio sotto controllo tutto il progetto, a cominciare dalla promozione fatta a tutto piano, TV, radio e addirittura un personal Blog! Del resto..."Mi avete preso per un coglione!?"

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