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04 marzo 2015

SuperSesso '70: il fake-vintage-porno di Piovesan

di Flavio Ignelzi

Certamente la prossima affermazione possiede i toni dell’esagerazione, ma molti film porno negli anni settanta erano girati e recitati meglio di molti film di oggi. 
Forse (e dico forse) peccavano solo sul versante della scrittura, ma era una questione di lana caprina. Se vi è capitato sotto gli occhi “Boogie Nights, l’altra Hollywood”, il piccolo gioiello di Paul Thomas Anderson (molto) liberamente ispirato alla biografia di John Holmes, potete intuire quanto - quello che vado affermando - è ragionevolmente condivisibile. 
Il progetto “SuperSesso ‘70” si ispira proprio a quel periodo, non a caso definito la Golden Age dell’hardcore, quando quel genere di film si giravano ancora in pellicola (35mm), sfruttando una troupe di tutto rispetto ed esagerando deliberatamente sul versante delle trovate trash da inserire in sceneggiatura (se di sceneggiatura si poteva parlare). 
Con un occhio di riguardo al lato comico e grottesco, figlio (anzi nipote) di un geniaccio come Russ Meyer (compianto autore californiano che ha riscritto i canoni del divertimento al cinema attraverso l’accoppiata sesso & violenza), il progetto italiano si presenta come una parodia esplicita di quei film, che definire low-budget era puro eufemismo. 
Anche se tutto può far pensare agli autori di Italian Spiderman, in realtà dietro il progetto “Supersesso ‘70” c’è la mente di Nicola Piovesan, veterano di web serie grottesche come “Garibaldi senza barba” e “Gli imbattibili cinque”.
Un contributo alla causa (è aperta la campagna crowdfunding che trovate all’indirizzo www.indiegogo.com/projects/supersesso-70) potrà permettervi di godere di una storia che miscela fantascienza, azione e formidabili prestazioni sessuali, sotto l’encomiabile direzione del fantomatico Dick Stantuffo (il già citato Piovesan). Un film che nella versione uncensored vi permetterà di ammirare “Topless nudity, fake big bush and fake super penis!”.
Cento volte meglio di Youporn, insomma.
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16 dicembre 2011

Puzzette, checche e parolacce: la nuova comicità di Super G

di Ferdinando Carcavallo

Lo so. Per “etica professionale" dovrei astenermi dal criticare altre web serie, ma non riesco proprio a tacere.
Il fatto è che la visione del primo episodio di “Super G” mi ha fatto veramente incazzare. 





Ne avevo visto la presentazione a settembre, al Roma Fiction Fest, e riponevo molte speranze in questa web serie professionale. 
Anche se non proprio originale, il tema del real super-hero (Kickass e Super al cinema) mi sembrava un ottimo contesto dove sperimentare la creatività italiana, vista la nostra tradizione di B-Movie supereroistici degli anni ’70 alla quale spesso si sono ispirati felicemente filmakers stranieri (Italian Spiderman). 
Ma quello che risulta dal primo episodio di Super G è tutt’altro. Il supereroismo casareccio è un espediente (appena abbozzato) per proporre ancora una volta un vecchio e datato canovaccio da avanspettacolo che fa leva su espedienti comici come “scoregge” e “frociaggine” con una battuta finale (“hai rotto er cazzo”) che fa sembrare “I soliti idioti” i Monty Python. 
Questa sarebbe la nuova frontiera dell’entertainment? L’alternativa alla televisione?
Non posso crederci io, non ci credono altri (Gabriele Niola su PuntoInformatico, ad esempio) e soprattutto non possono crederci gli autori di Super G (chiunque essi siano). L’impressione che si ha (se non si vuole pensar male) è che questa web serie sia stata fatta tanto per fare una cosa, per mettere un segnaposto nella produzione web. I dialoghi dei protagonisti non hanno nulla a che fare con il contesto (mal) costruito. Potrebbero essere messi in bocca a due poliziotti, muratori, impiegati, galeotti o qualsiasi coppia di personaggi, ma perché proprio due urban rangers? Sorvoliamo poi sulla rappresentazione macchiettistica dell’omosessualità, fuori tempo massimo e soprattutto inefficace ai fini del divertimento.Se anche volessimo fare una valutazione puramente tecnica, anche da questo punto di vista il tutto ci appare abbastanza superficiale. La fotografia saturata (cross-processing) è un ennesimo tentativo di far passare la serie per una operazione vintage. Ci riescono molto meglio "Gli inbattibili cinque", che almeno non sono volgari e hanno inventiva da vendere.




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