di Ferdinando Carcavallo
Sono molte le analogie tra il nostro grande Serglio Leone e il maestro Stanley Kubrick, come la ricerca della perfezione e la personalità forte, alle quali si vanno ad aggiungere gli ettolitri di inchiostro versato da critici e appassionati per analizzare le loro opere.
Italo Moscati, in questo nuovo bellissimo libro della torinese Lindau, ci racconta Leone e il suo cinema attraverso una serie di affreschi dedicati a quei sette capolavori che il regista romano ci ha regalato.
Si tratta di aneddoti, ricordi personali o riferiti e risultati di ricerche che ci aiutano a farci un'idea senz'altro esauriente non solo del modo di fare cinema di Sergio Leone, ma anche di quello che significava (e signica anche oggi) affrontare il mestiere del cinema con lo spirito di un artista cercando di esprimere sempre, in ogni fotogramma, la propria idea artistica senza scendere a compromessi, o comunque trovando sempre una strada percorribile per bilanciare arte e mercato in modo che la seconda non corroda la prima.
Personalmente di questo libro ho amato soprattutto la parte finale dedicata alla genesi di quel grandissimo pezzo di cinema che è C'era un volta in America che Italo Moscati (anche lui un vero e proprio religioso di questo film) racconta come una scommessa del regista con se stesso, una sorta di "partita a scacchi con la morte". Leone sapeva sin dall'inizio che questo film sarebbe stato il suo grande capolavoro e la sua ostinazione a realizzarlo nel migliore dei modi era per lui il modo di lasciare questa vita avendo regalato al cinema qualcosa di grandioso.
Molto interessante anche la parte del libro dedicata ai progetti incompiuti di Leone.
"Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare Arancia Meccanica"
Stanley Kubrick
Sergio Leone. Quando il cinema era grande
Italo Moscati
2008 Lindau
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