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05 maggio 2008

Il cinema ai tempi del fascismo

La storia che Marco Tullio Giordana ha scelto di portare sullo schermo in Sangue pazzo, con Luca Zingaretti e Monica Bellucci, è anche la storia che Italo Moscati ha scelto di ricostruire sulla pagina.
Entrambi gli autori ripercorrono le vicende di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, attori e amanti nella Cinecittà degli anni Trenta, fucilati dai partigiani il 30 aprile 1945 in una strada di Milano, cinque giorni dopo la liberazione del Paese, con l’accusa di collaborazionismo: da attori simbolo del ventennio fascista ad attori derisi e condannati a morte per «giustizia popolare».
Dopo l’8 settembre ‘43 Valenti, già legato ad alcuni importanti gerarchi fascisti, aderì alla Repubblica di Salò e insieme alla sua compagna Ferida si trasferì a Venezia.
Sul precipitare degli eventi bellici, i due attori lasciarono Venezia per Milano: qui, il 29 aprile 1945, vennero catturati dalla banda partigiana del comandante Marozin. Il giorno dopo, senza processo alcuno, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, incinta di quattro mesi, vennero fucilati in via Poliziano.
Per anni resse «la leggenda nera» che vedeva i due nelle vesti di sadici torturatori di partigiani e la loro uccisione giustificata dai loro atti.
Colpevoli di aderire a Salò, e sicuramente dediti al consumo di droga, Valenti e la Ferida pagarono un prezzo sproporzionato e mai fino in fondo chiarito.
Italo Moscati
Gioco perverso
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13 marzo 2008

Il mondo narrativo

di Ferdinando Carcavallo

Purtroppo e per fortuna per scrivere per il cinema esistono tante tecniche ma nessuna regola. Purtroppo perchè chi vuole intraprendere questa affascinante arte deve contare soprattutto sul proprio talento e nella speranza di avere delle idee vincenti non essendo confortato da un percorso preciso; per fortuna perchè in questo modo il cinema non è mai uguale a se stesso e può riservare sempre delle sorprese. Le tante tecniche che esistono per la stesura di un soggetto o di una sceneggiatura sono solo degli strumenti a disposizione per parlare un linguaggio comune e (più o meno) facilmente traducibile in immagini.
In questo libro di De Angelis e Pinardi della Lindau si affronta una questione della scrittura non molto supportata da manuali e saggi, ma di essenziale importanza soprattutto per il cinema, ossia la descrizione (e invenzione) del mondo narrativo.
E' naturale associare il lavoro di questo libro alla scrittura cinematografica, ma ovviamente lo si può estendere a qualsiasi specifica della scrittura creativa (teatro, narrativa, fumetti).
Costruire e descrivere il mondo narrativo significa rendere credibile e tangibile tutto quello che fa da scenario alla storia raccontata. L' ambiente sociale, quello politico , il contesto familiare e quello interiore dei personaggi sono elementi che in un film (un romanzo e un fumetto) sono introdotti tra le righe, nelle parole dei personaggi, negli eventi a contorno e nei comportamenti anche apparentememnte più insignificanti. Come dosare, quindi, storia e descrizione del mondo a contorno senza essere didascalici e senza bisogno di postille o note a piè di pagina (in un film spesso ci si leva il pensiero con lunghe scritte dopo i titoli di testa)?
L'argomento viene trattato con la logica di un corso di scuola di cinema. C'è una prima parte teorica e storiografica che illustra l'importanza dell'argomento ed una seconda parte, indubbiamente più "sfiziosa", in cui gli autori analizzano e mettono in pratica le tecniche descritte.
Un libro, questo, un po' atipico ed insolito, ma che ancora una volta non risulta utile solo a chi vuole fare cinema ma anche a chi lo ama e vuole scendere ad un livello di lettura più profondo
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Il mondo narrativo
di P. De Angelis e D. Pinardi
2008, Lindau
www.lindau.it

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02 marzo 2008

Sergio Leone. Quando il cinema era grande

di Ferdinando Carcavallo

Sono molte le analogie tra il nostro grande Serglio Leone e il maestro Stanley Kubrick, come la ricerca della perfezione e la personalità forte, alle quali si vanno ad aggiungere gli ettolitri di inchiostro versato da critici e appassionati per analizzare le loro opere.
Italo Moscati, in questo nuovo bellissimo libro della torinese Lindau, ci racconta Leone e il suo cinema attraverso una serie di affreschi dedicati a quei sette capolavori che il regista romano ci ha regalato.
Si tratta di aneddoti, ricordi personali o riferiti e risultati di ricerche che ci aiutano a farci un'idea senz'altro esauriente non solo del modo di fare cinema di Sergio Leone, ma anche di quello che significava (e signica anche oggi) affrontare il mestiere del cinema con lo spirito di un artista cercando di esprimere sempre, in ogni fotogramma, la propria idea artistica senza scendere a compromessi, o comunque trovando sempre una strada percorribile per bilanciare arte e mercato in modo che la seconda non corroda la prima.
Personalmente di questo libro ho amato soprattutto la parte finale dedicata alla genesi di quel grandissimo pezzo di cinema che è C'era un volta in America che Italo Moscati (anche lui un vero e proprio religioso di questo film) racconta come una scommessa del regista con se stesso, una sorta di "partita a scacchi con la morte". Leone sapeva sin dall'inizio che questo film sarebbe stato il suo grande capolavoro e la sua ostinazione a realizzarlo nel migliore dei modi era per lui il modo di lasciare questa vita avendo regalato al cinema qualcosa di grandioso.
Molto interessante anche la parte del libro dedicata ai progetti incompiuti di Leone.
"Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare Arancia Meccanica"
Stanley Kubrick

Sergio Leone. Quando il cinema era grande
Italo Moscati
2008 Lindau
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