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24 febbraio 2012

Django Unchained: 'sto benedetto western di Quentin Tarantino

Procediamo con ordine. Di un western fatto da Tarantino se ne parla dal 2007, anno in cui Quentin partecipa come attore al film giapponese “Sukiyaki Western Django”
Nel 2009 arriva “Bastardi senza gloria” (che del western ha tutto tranne cavalli e cowboy) e subito dopo si riparla del progetto di un western del sorprendente regista americano e gli si dà anche un titolo in cui ritorna il nome Django ed è etichettato subito come uno spaghetti western (“Django” è un film western di Sergio Corbucci del 1966). 
La notizia ha una certa ufficialità. Su IMDB compare la scheda del film con un nutrito cast e la trama, le prime foto dal set compaiono sulla rete e ci si sbilancia anche in una data di uscita che negli USA dovrebbe essere il giorno di Natale 2012, mentre per l'Italia bisognerà aspettare il 4 gennaio 2013.
Succede poi che Franco Nero (protagonista del film di Corbucci del 1966), in una conferenza stampa di luglio si lascia scappare due parole, “western” e “tarantino”, ma non riferendosi ad una sua partecipazione al Django Unchained, bensì ad un cameo del regista americano nel prossimo film diretto dell’attore italiano dal titolo “L’angelo, il bruto e il saggio”. Si tratta di un omaggio di Franco Nero agli spaghetti western e Sergio Leone in particolare; un progetto, quindi, che dal punto di vista motivazionale risulterebbe un doppione di quello tarantiniano. 
In tutto questo bailamme, tipico degli hype che da sempre accompagnano la lavorazione dei film di Tarantino, oggi su web si trovano tantissime (e bellissime) locandine non ufficiali più una famigerata presunta prima pagina del copione autografato dal regista (come per Inglorious basterds).

Il film non c'è ancora, ma lo spettacolo è già cominciato.
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09 dicembre 2009

Bastardi senza gloria

di Ferdinando Carcavallo

No. Non siamo di fronte al capolavoro di Quentin Tarantino, questo però non toglie che "Bastardi senza gloria" sia un vero e proprio trastullo per i sensi di un vecchio e pigro cinefilo che non ha voglia di trovare altrove stimoli e preferisce affidarsi alla premiata ditta Quentin & Co.
Tutti gli elementi Tarantiniani sono espressi al massimo, ma a volte tale "Tarantinità" appare un po' forzata quasi si trattasse dell'opera di un giovane filmaker che vuole omaggiare il regista di "Kill Bill" e "Pulp Fiction".
A partire dalla prima scena Quentin ci porta subito nel pieno del contesto del film, sia per quanto riguarda la storia che lo stile. Una citazione chiara e certificata di "C'era una volta il west" ci dice che questo film sta al genere "War" come quello di Leone stava al "Western". Lo Spaghetti War di Tarantino, contrariamente a quello che si può pensare, non è il risultato della contaminazione di vari generi ma solo la sublimazione del western che muove le sue mosse da dove Leone lo aveva lasciato.

Anche se il film è ambientato in Francia, tutto riporta al Texas o all'Arizona, dalla capanna del contadino francese (che parla americano come nemmeno a Pasadeena!?) al bar/saloon in cui si svolge la sparatoria più cruenta del film. I "Bastardi" non sono altro che dei cow boys giustizieri, dei cacciatori di taglie senza una precisa strategia se non quella di vendicare i compagni e recuparare quanti più scalpi è possibile agli odiati indiani (ma qui si potrebbe anche discutere su un'inversione dei ruoli, magari sono i bastardi gli indiani e i nazisti i colonizzatori).
Tarantiniano è anche il fatto che tutta la storia del film - e quindi tutta la storia moderna visto che si parla dell'esito della II guerra mondiale - ruoti intorno ad un cinematografo nel quale si compirà la vendetta dell'umanità (oltre che degli Ebrei).
Perchè non è il capolavoro di Tarantino (come invece alcuni sostengono)? Perchè stavolta la scelta delle musiche non è stata vincente e emozionante come in "Pulp Fiction" (la vestizione dell'eroina con David Bowie che canta "Putting out fire" sembra l'intrusione di un videoclip), perchè a parte la scena iniziale la tensione non è mai a livelli de "Le Iene" e perchè nonostante i virtuosismi (bellissimi) di macchina non si raggiunge mai la bellezza di "Kill Bill". Questo, ripeto, non toglie che sia un GRANDE film!

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07 maggio 2009

Inglourious basterds: le locandine



Queste sono tre delle locandine promozionali di Inglorious Basterds (Bastardi senza gloria), il nuovo film di Quentin Tarantino il cui debutto è previsto per il prossimo festival di Cannes. Da notare la frase che accompagna il film: "C'era una volta nella Francia occupata dai nazisti". Un omaggio al maestro Sergio Leone?

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02 marzo 2008

Sergio Leone. Quando il cinema era grande

di Ferdinando Carcavallo

Sono molte le analogie tra il nostro grande Serglio Leone e il maestro Stanley Kubrick, come la ricerca della perfezione e la personalità forte, alle quali si vanno ad aggiungere gli ettolitri di inchiostro versato da critici e appassionati per analizzare le loro opere.
Italo Moscati, in questo nuovo bellissimo libro della torinese Lindau, ci racconta Leone e il suo cinema attraverso una serie di affreschi dedicati a quei sette capolavori che il regista romano ci ha regalato.
Si tratta di aneddoti, ricordi personali o riferiti e risultati di ricerche che ci aiutano a farci un'idea senz'altro esauriente non solo del modo di fare cinema di Sergio Leone, ma anche di quello che significava (e signica anche oggi) affrontare il mestiere del cinema con lo spirito di un artista cercando di esprimere sempre, in ogni fotogramma, la propria idea artistica senza scendere a compromessi, o comunque trovando sempre una strada percorribile per bilanciare arte e mercato in modo che la seconda non corroda la prima.
Personalmente di questo libro ho amato soprattutto la parte finale dedicata alla genesi di quel grandissimo pezzo di cinema che è C'era un volta in America che Italo Moscati (anche lui un vero e proprio religioso di questo film) racconta come una scommessa del regista con se stesso, una sorta di "partita a scacchi con la morte". Leone sapeva sin dall'inizio che questo film sarebbe stato il suo grande capolavoro e la sua ostinazione a realizzarlo nel migliore dei modi era per lui il modo di lasciare questa vita avendo regalato al cinema qualcosa di grandioso.
Molto interessante anche la parte del libro dedicata ai progetti incompiuti di Leone.
"Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare Arancia Meccanica"
Stanley Kubrick

Sergio Leone. Quando il cinema era grande
Italo Moscati
2008 Lindau
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