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26 maggio 2009

Il paradosso terrestre: un coniglio alla ricerca del racconto perfetto

di Ferdinando Carcavallo

Mi sono sempre chiesto se le battute, le frecciatine e i giochi di parole di Marco Presta ne "Il ruggito del coniglio" (Radio 2) fossero preparate o effettivamente frutto e conseguenza di una ironia fuori dal comune e la lettura del suo libro "Il paradosso terrestre" mi ha convinto della seconda ipotesi.

21 brevi racconti umoristici (come si diceva una volta) e non, spesso in bilico tra il sutrreale e il parossistico, accomunati da un filo conduttore che è quello espresso nel titolo, ossia il paradosso in cui può sfociare la quotidianità e ciò che apparentemente può sembrare insignificante.

Così le lamentele del povero Antonio verso un negozio di elettrodomestici scatenano una guerra mondiale, mentre Federico scopre il senso della vita guardando distrattamente fuori dal finestrino di un treno in corsa.

Ad una lettura meno superficiale, pero', il libro di Presta potrà apparire come qualcosa di più, ossia una continua ricerca del racconto perfetto, di un ideale compromesso tra sintesi e capacità di emozionare che l'autore sembra trovare nel brevissimo racconto finale, una moderna favola dark raccontatagli da un bimbo di 9 anni.
Mi raccomando, non correte direttamente all'ultima pagina che vi perdete tutto...

Intelligente come uno Stefano Benni, visionario come un Duglas Adams, ironico e surreale come Achille Campanile (mi è parso di cogliere una citazione a proposito della "creazione del cavallo"), "Il Paradosso terrestre" è una gustosissima e intelligente lettura estiva.
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27 aprile 2008

Il signore del male - Il fantastico realistico nel cinema di John Carpenter

di Flavio Ignelzi

Parliamoci chiaro: la devozione assoluta che nutro nei confronti dell’arte cinematografica di John Carpenter è compresa nelle poche certezze che posseggo in questa vita terrena. Dubbi sull’oggettività delle righe seguenti sono quindi plausibili e motivati, in considerazione del fatto che il volume in questione (coerentemente intitolato “Il Signore Del Male”) esamina l’opera del regista di origine newyorkese da una prospettiva diversa, schiettamente politica e militante, oltre che “ostinatamente votata alla causa del B-movie”, come sottolinea Daniela Catelli nella postfazione. Paolo Zelati esamina l’opera di Carpenter attraverso otto film che, oltre a illuminare il percorso di un regista che ha saputo sfruttare l’enorme potenziale simbolico ed allegorico del genere fantastico per veicolare ansie, aspettative e frustrazioni sociali di intere generazioni, allo stesso tempo rappresentano uno spaccato su oltre vent’anni di cinema americano, passando da “Distretto 13: le brigate della morte” (1976) a “Fuga da Los Angeles” (1996). Se “Halloween” si configura come il manifesto programmatico dello slasher-movie, imitato all’infinito nella forma, “Fog” e “Essi Vivono” (quest’ultimo un vero e proprio cult-movie, celebrato dalla critica e dai fan in ogni dove) rappresentano l’anima politica che viene a galla nonché un vero e proprio attacco all’edonismo reaganiano perpetrato nei ‘favolosi’ anni ottanta, in maniera neanche troppo sottintesa. Fino a “Il Seme della Follia”, una riflessione fin troppo acuta sulla narrativa e sul cinema, che diventa metacinema scandagliando i meccanismi psicologici di partecipazione dello spettatore (regressione ed interazione) in questo caso sovvertiti e razionalizzati.
Zelati studia i film di Carpenter alla stregua di classici postmoderni, così come meritano, rivelando aneddoti di lavorazione e possibili interpretazioni, alcune delle quali smentite più o meno velatamente dallo stesso Carpenter durante le interviste che chiudono il corposo volume. Il quale, forte di un impianto fotografico di primo ordine (che ha l’unica pecca di essere in bianco e nero) che sfrutta bene il formato quadrato maxi (22x22), celebra uno degli ultimi grandi artigiani del cinema (regista, sceneggiatore, montatore e compositore di colonne sonore) che con il suo talento fuori dal comune ha segnato in maniera indelebile in cinema di genere ed educato intere schiere di appassionati.

Paolo Zelati
Il signore del male - Il fantastico realistico nel cinema di John Carpenter
Un mondo a parte, 2008
www.unmondoaparte.it

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18 aprile 2008

Kill baby kill! - Il cinema di Mario Bava

di Ferdinando Carcavallo

Quentin Tarantino, Tim Burton, John Landis, Tim Lucas e Joe Dante ci spiegano perchè ancora oggi Mario Bava costituisce un modello per il cinema horror-thriller, mentre Mario Monicelli, Alberto Pezzotta, Lamberto Bava, Barbara Steele e Dario Argento raccontano di lui e del suo modo di fare cinema.
Questo succede in una serie di 39 interviste a personaggi illustri del cinema americano ed italiano e contributi di autorevoli critici, condito con 100 immagini fra foto di scena inedite, fuori set e rarissime locandine, in "Kill baby kill! - Il cinema di Mario Bava", il libro di Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni.
Mario Bava è stato il regista che con il suo gusto maniacale per l'immagine - sia nello stupendo bianco e nero di "La maschera del demonio" che nella psichedelia di "Diabolik"- negli anni '60 ha definitivamente connotato il cinema horror di quella componente estetizzante che lo ha eletto a livelli di genere di serie A.
Forse per simpatia in molti ci ostiniamo ancora oggi a definire i film di Bava dei B-Movies, cosa che altrove non succede.
Era ora che anche in Italia ci si degnasse di dedicare a questo grande autore una monografia che andasse un po' al di là del libretto cult, laddove nel resto del mondo (Francia e USA) abbondano lussuose pubblicazioni e splendidi cofanetti di DVD.
Non c'è da meravigliarsi se a compiere questo onorevole gesto è la casa editrice Un mondo a parte, responsabile già di altre brillanti iniziative editoriali come il volume su Lucio Fulci ("Il terrorista dei generi") e "Il dizionario dei protagonisti della commedia italiana".

E a proposito di Mario Bava...
Pisoni e Acerbo sono anche gli autori di uno stupendo documentario di 50' su Bava di cui il libro è in qualche modo la versione extended. Il doc, dal titolo "Mario Bava - Operazione Paura" è stato trasmesso su Sky Cinema ed è presente diviso in tre parti su Youtube.
Su Youtube, inoltre, vi segnalo anche il documentario (stavolta americano) "Mario Bava: master of the macabre", in cui potete sentire dalle voci di Burton e Carpenter quanto questo tegista sia amato all'estero, e lo speciale intitolato "From fumetti to Film", extra della versione americana del DVD del film Diabolik.

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13 marzo 2008

Il mondo narrativo

di Ferdinando Carcavallo

Purtroppo e per fortuna per scrivere per il cinema esistono tante tecniche ma nessuna regola. Purtroppo perchè chi vuole intraprendere questa affascinante arte deve contare soprattutto sul proprio talento e nella speranza di avere delle idee vincenti non essendo confortato da un percorso preciso; per fortuna perchè in questo modo il cinema non è mai uguale a se stesso e può riservare sempre delle sorprese. Le tante tecniche che esistono per la stesura di un soggetto o di una sceneggiatura sono solo degli strumenti a disposizione per parlare un linguaggio comune e (più o meno) facilmente traducibile in immagini.
In questo libro di De Angelis e Pinardi della Lindau si affronta una questione della scrittura non molto supportata da manuali e saggi, ma di essenziale importanza soprattutto per il cinema, ossia la descrizione (e invenzione) del mondo narrativo.
E' naturale associare il lavoro di questo libro alla scrittura cinematografica, ma ovviamente lo si può estendere a qualsiasi specifica della scrittura creativa (teatro, narrativa, fumetti).
Costruire e descrivere il mondo narrativo significa rendere credibile e tangibile tutto quello che fa da scenario alla storia raccontata. L' ambiente sociale, quello politico , il contesto familiare e quello interiore dei personaggi sono elementi che in un film (un romanzo e un fumetto) sono introdotti tra le righe, nelle parole dei personaggi, negli eventi a contorno e nei comportamenti anche apparentememnte più insignificanti. Come dosare, quindi, storia e descrizione del mondo a contorno senza essere didascalici e senza bisogno di postille o note a piè di pagina (in un film spesso ci si leva il pensiero con lunghe scritte dopo i titoli di testa)?
L'argomento viene trattato con la logica di un corso di scuola di cinema. C'è una prima parte teorica e storiografica che illustra l'importanza dell'argomento ed una seconda parte, indubbiamente più "sfiziosa", in cui gli autori analizzano e mettono in pratica le tecniche descritte.
Un libro, questo, un po' atipico ed insolito, ma che ancora una volta non risulta utile solo a chi vuole fare cinema ma anche a chi lo ama e vuole scendere ad un livello di lettura più profondo
.

Il mondo narrativo
di P. De Angelis e D. Pinardi
2008, Lindau
www.lindau.it

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02 marzo 2008

Sergio Leone. Quando il cinema era grande

di Ferdinando Carcavallo

Sono molte le analogie tra il nostro grande Serglio Leone e il maestro Stanley Kubrick, come la ricerca della perfezione e la personalità forte, alle quali si vanno ad aggiungere gli ettolitri di inchiostro versato da critici e appassionati per analizzare le loro opere.
Italo Moscati, in questo nuovo bellissimo libro della torinese Lindau, ci racconta Leone e il suo cinema attraverso una serie di affreschi dedicati a quei sette capolavori che il regista romano ci ha regalato.
Si tratta di aneddoti, ricordi personali o riferiti e risultati di ricerche che ci aiutano a farci un'idea senz'altro esauriente non solo del modo di fare cinema di Sergio Leone, ma anche di quello che significava (e signica anche oggi) affrontare il mestiere del cinema con lo spirito di un artista cercando di esprimere sempre, in ogni fotogramma, la propria idea artistica senza scendere a compromessi, o comunque trovando sempre una strada percorribile per bilanciare arte e mercato in modo che la seconda non corroda la prima.
Personalmente di questo libro ho amato soprattutto la parte finale dedicata alla genesi di quel grandissimo pezzo di cinema che è C'era un volta in America che Italo Moscati (anche lui un vero e proprio religioso di questo film) racconta come una scommessa del regista con se stesso, una sorta di "partita a scacchi con la morte". Leone sapeva sin dall'inizio che questo film sarebbe stato il suo grande capolavoro e la sua ostinazione a realizzarlo nel migliore dei modi era per lui il modo di lasciare questa vita avendo regalato al cinema qualcosa di grandioso.
Molto interessante anche la parte del libro dedicata ai progetti incompiuti di Leone.
"Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare Arancia Meccanica"
Stanley Kubrick

Sergio Leone. Quando il cinema era grande
Italo Moscati
2008 Lindau
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25 febbraio 2008

Gore Vidal: Se controlli i media è fatta.

Lo scrittore statunitense Gore Vidal (al cinema lo ricordiamo in Gattaca nella parte del direttore Josef e come sceneggiatore del controverso Caligola di Tinto Brass) è sempre stato molto attento al potere dei media sull'opinione pubblica, la politica e la storia.
E' del 2002 il suo interessantissimo "In diretta dal Golgota", romanzo particolarissimo in cui raccontava di una troupe televisiva che viaggiando nel tempo si ritrovava a riprendere dal vivo l'arresto e la crocifissione di Gesù, fino a fornire un imbarazzante scoop che avrebbe potuto cambiare la storia dell'umanità.

Oggi la casa editrice Datanews da' alle stampe un libro in cui lo scrittore, in due aspre e provocatorie interviste, mette a nudo il potere e la deriva della democrazia.
Per Vidal il popolo americano non ha alcun peso nelle scelte del governo. Questo vale per le questioni sociali ed ambientali e per quelle decisive della guerra e della corsa agli armamenti. Un sistema geniale di controllo delle informazioni influenza l’opinione pubblica e orienta la stampa e i media. La verità? È quella costruita dal potere politico ed economico. Una denuncia durissima sulla fine della democrazia americana.
Un libro scomodo di uno scrittore che per le sue origini e la sua storia, entrambe vicine al vecchio establishment Usa, ne fa un pamphlet controcorrente sull’America di oggi.

Se controlli i media è fatta
Gore Vidal
2008 Datanwes
ISBN 978-88-7981-339-6
http://www.datanews.it/

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04 gennaio 2008

Dizionario Dei Film Horror

di Flavio Ignelzi

Ditemi voi se esiste un genere cinematografico più simbolico dell’horror. Per dire, quale miglior critica al sistema consumistico se non un centro commerciale assediato da un’orda di zombi famelici? Quale miglior modo di condannare l’America perbenista se non facendola massacrare la notte di Halloween? Quale miglior parodia dell’istituto famigliare del gruppo cannibale di “Non Aprire Quella Porta”? L’horror (al pari, forse, solo della fantascienza) possiede ‘in nuce’ svariati piani di lettura, sottotesti, metafore, allegorie. D’altronde ce l’hanno insegnato da bambini: riuscite a ricordare una fiaba della nostra infanzia che non contenga mostri, sevizie, antropofagie, atti efferati? Rudy Salvagnini, già importante sceneggiatore di fumetti (per la Disney, e qui si potrebbe scrivere un trattato di psicologia…), si rivela anche appassionato di horror nonché ottimo critico cinematografico, confezionando il “Dizionario Dei Film Horror” che è opera monumentale (oltre 2400 titoli) ed estremamente accurata nell’esposizione. Nelle schede di ogni singolo film, infatti, si riescono a distinguere tutti i contenuti informativi classici (titolo originale, nazione, anno di edizione, regia, attori principali, durata), una consistente sinossi e l’indispensabile ed approfondita lettura critica, corredata delle irrinunciabili stelline di riferimento. L’opera, tuttavia, assume un carattere di imprescindibilità perché certamente risulta essere la più completa ed aggiornata mai pubblicata in Italia, tanto da poter essere confrontata soltanto con i vari dizionari generalisti (Mereghetti, Morandini, Farinotti…) e non certo con le pseudo-guide specialistiche (“L’Horror In Cento Film”, “Guida Al Cinema Horror” e libercoli similari). Un grande plauso a Salvagnini, dunque, che è riuscito ad assemblare un prodotto che si appresta a diventare obbligatorio punto di riferimento tra gli appassionati del genere (che siano o meno addetti ai lavori), ed un plauso anche alla casa editrice Corte Del Fontego, che è riuscita a mantenere così basso il prezzo di copertina e così alta la qualità di stampa.

Rudy Salvagnini
“Dizionario Dei Film Horror”
Corte Del Fontego – pagg. 816 – Euro 16,90
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14 dicembre 2007

Il grande libro del Cinema per Manager

di Jack Fertile

Il direttore di KinemaZone mi ha affidato la recensione de “Il grande libro del cinema per manager” e il motivo l’ho compreso subito: nella vita reale “recito” la parte di un manager di Information Technology ma, con lui e con altri, parliamo spesso di cinema e, piuttosto che di Sharepoint ci troviamo a elucubrare di Matchpoint.
Nell’avvicinarmi alla lettura sono stato assalito da tre domande: perchè un libro del cinema per manager e, ancora, il contenuto terrà fede alla promessa? La risposta l’ho trovata, per fortuna, nella prefazione che mi ha rassicurato sul fatto che ogni film che ho visto è nella mia testa e nel mio cuore e il libro non ambisce a svelarmi nessun trucco ma solo a raccontare una versione di spettatori capaci di cercare. La terza domanda è: la lettura in chiave di impresa è una forzatura, è un leggere di cose non scritte? Ebbene, qui la sorpresa: i film selezionati non sono (quasi mai) ambientati nelle aziende, ma sono storie ordinarie e straordinarie la cui narrazione lascia trasparire metafore e codici aziendali nascoste lì, un pelo sotto l’acqua.
Al lettore consiglio di leggere dapprima le schede dei film conosciuti perchè è più partecipato il confronto con la vista degli autori; subito dopo, però, suggerisco di lasciarsi trasportare dalle altre schede con il chiaro intento di assistere all’opera cinematografica.
Siamo su KinemaZone, il cinema prima di tutto!


Il grande libro del cinema per manager. 50 film letti in chiave d'impresa
F. Bogliani
Edizioni ETAS
€ 18,00
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19 novembre 2007

Mario Monicelli (libro + cd)

Fondamentalmente questo volume della Mediane dedicato a Mario Monicelli è un libro di fotografie. Si tratta di bellissime foto di scena, alcune davvero interessanti, riproduzioni coloratissime di locandine e copertine di dischi ormai entrati nella storia e ritratti di attori e collaboratori del maestro.
Nonostante l'esiguità di informazioni testuali contenute (comunque è presente una bella introduzione dei curatori Serio e Gorlani), sfogliando questo lussuoso archivio fotografico, in una sorta di biografia visionaria, ci si rende conto della grandezza di un autore che al cinema italiano ha dato praticamente tutto: commedia, impegno sociale, ironia, dramma, costume. Certamente non saremmo così affezionati a attori come Sordi, Mastroianni e Tognazzi senza film come La grande Guerra, I soliti ignoti e Amici miei, e lo stesso Totò, che Monicelli incontrò quando il Principe era già una star, deve a registi come lui le occasioni che gli hanno permesso l'entrata nel mito (Totò cerca casa, Guardie e Ladri, Totò e le donne).
Ma il libro di Serio e Gorlani, se mai ve ne fosse bisogno, testimoniano che oggi Mario Monicelli è vivo, nel senso artistico, e che le ultime produzioni - che la distribuzione italiana con atteggiamento a dir poco sacrilego ha relegato a livello di tappabuchi estivo di importazione - sono state realizzate con la stessa verve, lo stesso entusiasmo di sempre.
Correda il libro un bellissimo CD audio con alcune delle più belle colonne sonore dei film di Monicelli, e stiamo parlando di compositori del calibro di Morricone, Piovani, Nino Rota, Rustichelli e Luttazzi.

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13 novembre 2007

Natale in libreria con Pedro Almodovar

Ed è ancora l’editore Lindau a regalarci un'importante e prestigiosa monografia su quello che probabilmente è il regista europeo più apprezzato nel mondo. Stiamo parlando dello spagnolo Pedro Almodovar al cui cinema innovativo, spregiudicato, coloratissimo, musicale e pieno di pathos è dedicato il grande libro di Frédéric Strauss intitolato "Pedro Almodovar: Tutto su di me".
Un libro pieno zeppo di immagini (locandine, foto di scena, storyboard realizzati da Almodóvar e disegni di Mariscal, Dis Berlin e Juan Gatti utilizzati per le scenografie) e dichiarazioni del regista tratte da interviste rilasciate a Strauss, più scritti dello stesso Almodovar che raccontano passo dopo passo la sua carriera: dal periodo della movida madrilena ai primi lavori in super8, realizzati con gli amici durante i fine settimana, quando ancora lavorava per la compagnia telefonica spagnola; dalla nascita della casa di produzione El Deseo, ideata con il fratello Agustín, alle opere che gli hanno garantito il successo internazionale (Légami!, Tacchi a spillo), per finire con gli importanti riconoscimenti ottenuti a Cannes e agli Oscar.
Almodóvar parla a ruota libera, in maniera divertente e divertita, pronto a evocare ricordi della propria infanzia, a fornire spiegazioni tecniche per farci comprendere meglio una scena, a raccontare aneddoti riferiti al set e al suo rapporto, non sempre facile, con gli attori, oppure a descrivere sequenze tagliate in fase di montaggio, e a parlare dei film e degli autori che lo hanno maggiormente influenzato.
L’edizione prestigiosa pone questo libro sicuramente come prodotto ideale per regali di natale tra cinefili (e non), ma al contempo rappresenta l’edizione più completa e rigorosa sul regista spagnolo attualmente in commercio. Oltre al valore del contenuto grafico e non, il libro è un vero e proprio oggetto di arredamento, una sorta di quadro postmoderno da sfoggiare in salotto.

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06 novembre 2007

Due sguardi sul cinema (uno autorevole, l'altro no)

ISBN 978-88-7180-692-1Ci sono due libri sul cinema che escono in questi giorni nelle librerie (uno, a dire il vero, molto ben distribuito, l'altro non tanto). Si tratta di due prodotti completamente diversi, come i loro autori, ma che in qualche modo si compensano.
Il primo è l'edizione aggiornata della "Storia del cinema Italiano" di Paolo Russo, studioso e critico cinematografico, ricercatore al DAMS di Roma e Lecturer in Film Studies alla Oxford Brookes University, oltre che sceneggiatore e videomaker. Si tratta di una disamina storiografica che propone un panorama ampio e documentato di oltre un secolo di cinema italiano, facendo luce sui molteplici, concomitanti fattori – di diversa natura, dal contesto politico al dato economico, ad esempio – che hanno contribuito al suo sviluppo e alla sua diffusione.
I diversi capitoli approfondiscono temi e protagonisti di tutti i momenti significativi, dagli esordi nel 1896 ai divi del muto, dalla rinascita degli anni ’30 al neorealismo, dai nuovi autori degli anni ’60 alla crisi degli ’80, fino alla proclamata ripresa degli ultimi anni.
Il libro è edito da Lindau e disponibile in tutte le librerie, tradizionali e on line.

ISBN 978-88-903146-1-2L'altro titolo, invece, è "opera" di tutt'altra fattura. Si potrebbe considerare un punto di vista sul cinema opposto a quello di Russo. Uno sguardo dal di fuori, dalla parte di chi il cinema lo fruisce e, spesso, lo subisce senza avere strumenti per difendersi. "KinemaZOne 2007 - cronache dal cinematografo" di Ferdinando Carcavallo è la raccolta di resoconti di visioni cinematografiche dell'anno 2007, più una serie di visioni di recupero e l'intervista ai registi di genere Manetti Bros. Non si tratta, come specificato sulla quarta di copertina, di uno schedario critico ed esaustivo sulla produzione cinematografica del 2007, ma semplicemente il racconto di una anno di passione (in senso buono) per il cinema, dove film di grande distribuzione, opere indipendenti e cortometraggi di esordienti sono messi tutti sullo stesso piano in quanto facenti parte dell'unico e indivisibile mondo del cinema. Il libro è autoprodotto e disponibile sul sistema di print-on-demand Lulu.com e sui maggiori store on line.

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14 ottobre 2007

Un bel libro su Tim Burton

di Ferdinando Carcavallo

Quando si ama un regista si preferisce ignorare le opere che inevitabilmente ci hanno deluso. Così, aspettando di vedere Sweeney Todd, il film di Tim Burton che dovrebbe compensare la delusione de "La fabbrica del cioccolato", ripensiamo alle sue opere migliori come "Ed Wood", "Sleepy Hollow", "Batman" e "Mars Attack" e fingendo che "Il pianeta delle scimmie" e "La fabbrica del cioccolato" non siano mai esistiti.
L'encomiabile casa editrice Lindau ha pubblicato proprio da pochi mesi l'edizione aggiornata della monografia su Tim Burton del critico francese Antoine de Baecque. Il libro, oltre ad essere un biografia dettagliata della vite dell'autore, costituisce una vera e propria opera enciclopedica in cui vengono descritte le genesi dei film del regista americano. Io, lo confesso, sono andato a sbirciare direttamente il capitolo dedicato al mio burton preferito, ossia Ed Wood, e poi, soddisfatto dall'assaggio, ho ricominciato dall'inizio, come se si fosse trattato di un trailer. Oltre ad apprendere cose nuove sulla carriera del regista e sulla vita privata che inevitabilmente hanno influenzato le scelte artistiche, grazie al libro di De Baecque ho appreso particolari su quei film di Tim Burton che non mi sono piaciuti. Particolari che, certo, non hanno cambiato il mio giudizio, ma anzi mi hanno chiarito meglio proprio il perchè di una così grande differenza di livello tra un film ed un altro.

Ancora una volta, quindi, un libro Lindau è entrato a far parte dei miei libri da salvare e ancora una volta mi trovo a ribadire che Tim Burton è uno dei più geniali artisti del cinema di questo secolo.

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27 settembre 2007

Next di Michael Crichton

di Ferdinando Carcavallo

Uno come Michael Cricthon, il cui immaginario è popolato di dinosauri redivivi, geni impazziti, scenziati senza scrupoli e viaggi nel tempo senza ritorno, cosa sognerà la notte? Probabilmente nulla perchè scarica tutte le fobie sui masochisti lettori. Ma per essere lettore di Crichton non basta un'elevata soglia di resistenza alla paura, ma occorre anche una certa predisposizione alle tematiche scientifiche che lo scrittore americano è abituato ad approfondire con uno zelo pari, forse, solo al nostro Umberto Eco. A differenza dei colleghi best seller come Follet e Brown, infatti, Crichton ha l'abilità di presentarci i suoi scenari fantastici in maniera convincente, dandoci motivazioni scientifiche che (apparentemente) sembrano inoppugnabili. Certo un paradosso di fondo c'è sempre, anche evidente, ma viviamo tempi in cui il concetto di impossibile è in via di ridefinizione per cui scrittori fantastici come Crichton potremmo considerarli dei veggenti.
Next è un gene-thriller scritto apposta per il cinema, anche se per il momento non ci sono notizie su un'eventuale trasposizione (il film Next con Nicholas Cage è tratto da un racconto di Philip K. Dick). Senza rivelare troppo sulla storia, Next racconta di un intrigo scientifico-industriale al cui centro c'è un'azienda chiamata BioGen che non si fa scrupolo di utilizzare i geni umani per realizzare prodotti farmaceutici dagli effetti meravigliosi, ma non prettamente benefici.
Proprio per il fatto che lo stile science-thriller di Crichton oggi abbia fatto scuola e creato proseliti sia in letteratura che nel cinema, per quanto ben congegnate, le storie parallele di Next hanno tutte quel non so che di già letto (e visto). Difficile essere originali, in effetti, in un contesto come la genetica in cui, se non tutto è possibile, sicurramente tutto è prevedibile. Ciò non toglie, però, che anche il romanzo di Crichton sia avvincente e si faccia leggere con piacere e estrema scorrevolezza. Per chi volesse andare appena un po' al di là della trama del romanzo, le ultime pagine del libro riportano una dettagliata bibliografia, ma sicuramente più gustgosi sono i "falsi" articoli di riviste scientifiche riportati qua e là nel corso della narrazione.

Il sito ufficiale di Michael Crichton
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16 agosto 2007

Dizionario Teorico e Critico del Cinema

di Ferdinando Carcavallo

Quando si tratta di cinema, anche la lettura di un dizionario dei termini può essere appassionante, se realizzato come si deve.
Come ben specificato nella prefazione, il Dizionario Teorico e Critico del Cinema di Jacques Aumont e Michel Marie edito dall'ottima Lindau non è e non vuol essere un'enciclopedia.
Tantomeno, aggiungo io, il libro va confuso con i dizionari tecnici del cinema già da tempo nelle librerie dei cinefili di tutto il mondo. Scopo della pubblicazione è chiarire, diffondere e spiegare significato e origine di moltri termini ricorrenti sia nelle analisi critiche dei film (quelle vere e non le elucibrazioni dei blogger) che nelle testimonianze di operatori del settore, ma di fatto il libro offre molto di più.
Dalla lettura appare più che mai evidente di quanto il cinema sia una forma d'arte che ingloba concetti provenienti dalle più varie discipline della cultura. Molti termini sono presi in prestito dalla fiolosofia, dalla storia dell'arte, l'architettura, la sociologia e la psicoanalisi. Per parlare con sapienza di cinema, quindi, bisognerebbe essere esperti di tutte queste altre materie, ma non sempre è possibile. Conoscere a fondo il significato e l'origine di molti termini, quindi, ci può aiutare a capire meglio l'opera stessa e le considerazioni di chi l'analizza.
Ecco quindi un compendio di 400 termini tra i più significativi e utilizzati nelle analisi cinematografiche corredate da definizioni tecniche e rimandi bibliografici che può leggersi tranquillamente come un saggio e non necessariamente utilizzarlo per ricerche di termini specifici.
Un esempio del grado di accessibilità per un lettore medio è dato dalla definizione di un termine molto utilizzato, ma di misteriosa interpretazione, come Acusmatico:

"Questo aggettivo di origine greca, che inizialmente definiva le parole del filosofo nascosto dietro a una tela, è stato ripreso dal creatore della musica concreta, Pierre Schaeffer (1966), per caratterizzare tutti i suoni di cui non si vede la fonte, in quanto nascosta.
Il suono filmico è per natura acusmatico, poiché giunge allo spettatore separatamente dall’immagine, attraverso l’altoparlante nascosto dietro o accanto allo schermo (Chion, 1982, 1990 e 1998). Il sincronismo è dunque il processo che consiste nel «deacusmatizzare» il suono, ancorarlo a una fonte visiva, incarnare la voce all’interno di un corpo. Tuttavia, il cinema sonoro utilizza, nei limiti del possibile, le virtualità acusmatiche del suono filmico (voce off, musica non diegetica, allucinazioni uditive ecc.).
"

Quante volte avete amato (o odiato) un regista per il suo modo acusmatico di rendere una scena e non lo sapevate?

Dizionario teorico e critico del cinema
Marie M. , Aumont J.
Edizioni Lindau 2007
€ 26,00
ISBN: 978-88-7180-648-8
www.lindau.it

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22 maggio 2007

Cuore e sangue, prima di tutto

Streghe, vampiri, diavoli, preti pedofili, angeli, madri snaturate, fantasmi, esorcisti e ragazze scomparse. Sono queste alcune delle tipologie di personaggi che popolano le storie e la vita reale di Flavio Ignelzi. La sua prima raccolta di racconti è quindi da vedere come un diario onirico fino ad un certo punto. Non sono incubi e fantasie ad ispirare la sua inesauribile vena letteraria, ma gli angeli e i demoni che da sempre vivono con lui dentro e fuori la torre normanna che impropriamente chiama casa, ma che un suo antenato avrebbe definito "dimora".
La pubblicazione di "Cuore e sangue, prima di tutto" arriva dopo diversi mesi (anni?) di tentennamenti, riflessioni e riletture che tuttavia non hanno scalfito il gustoso sapore gotico/grottesco della prima ispirazione, della quale sono stato onorevolmente tra i primi assaggiatori. Leggere un racconto di Ignelzi richiede un 10 minuti di impegno dopo i quali magicamente sembra di aver visto un film di due ore, letto un fumetto di un centinaio di tavole o ascoltato un concerto rock.

Cuore e sangue, prima di tutto (racconti)
Flavio Ignelzi
Lulu 2007, €7,40

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09 maggio 2007

Il mistero a piccole dosi

di Ferdinando Carcavallo

Per conoscere a fondo uno scrittore bisognerebbe leggere tutte le sue opere.
Nel caso di un autore come Carlo Lucarelli, la cui attività non si limita alla letteratura spaziando nel cinema, il fumetto, la televisione e il teatro, stargli dietro può risultare faticoso. Ecco che allora diventano preziose pubblicazioni come questa della Datanews che raccoglie scritti e soprattutto interviste che dal 2000 ad oggi lo scrittore bolognese ha concesso e nelle quali sono trattati argomenti più disparati.
La Datanews è una coraggiosa casa editrice romana specializzata in saggistica nel cui catalogo sono presenti libri di eminenti firme che approfondiscono temi molto delicati e complessi quali religione, economia, politica e leteratura. Su quest'ultimo fronte la Datanews aveva già pubblicato degli interessantissimi saggi su Camilleri, Montalban, Pinter, e Garcia Marquez. Il punto forte di queste pubblicazioni è che sono gli stessi autori a parlare in quanto il lavoro della Datanews è soprattutto quello di selezionare materiale inedito o meno di contenuto più interessante e armonizzarlo in edizioni graficamente ed economicamente accessibili.
Il volume su Lucarelli, intitolato Il mistero a piccole dosi, riporta interventi e interviste pubblicate su riviste, quotidiani, fanzines e blog (tra i quali il nostro KinemaZOne), e costituisce un'occasione imperdibile per gli appassionati dello scrittore e per chi vuole conoscere meglio il suo pensiero e il suo concetto di libertà nello scrivere.

Il mistero a piccole dosi - scritti e interviste di Carlo Lucarelli
(Datanews, 2007)
www.datanews.it

€ 14,00 - pagg 168

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15 marzo 2007

Il dizionario del cinema: la Campania (vol.1)

di Ferdinando Carcavallo

Sapevo già di vivere in una terra antica sulla quale è passata molta della storia di questo paese e non solo.
Sapevo anche benissimo che il popolo campano ha dato i natali a personaggi illustri e meritevoli di gloria, però accade che la quotidianità e il rancore verso la propria terra, che non sempre (quasi mai) ti restituisce quello che dai, ben presto ti fanno dimenticare che ci può essere anche dell'orgoglio oltre la rabbia nell'appartenenza ad un territorio. Sono rare le occasioni che ti riconciliano con la tua terra, ed una di queste è sicuramente quella di sfogliare il bellissimo volume del Dizionario del cinema dedicato alla regione Campania. Si tratta solo del primo di due tomi, tanto è vasta la raccolta di titoli e nomi che partendo da queste parti hanno reso il cinema italiano qualcosa di cui ancora oggi possiamo andar fieri e sperare nel futuro.
Il viaggio enciclopedico nell'Italia del cinema è cominciato dal Sud e con questa terza tappa il curatore Giuseppe Papasso si conferma essere un viaggiatore tutt'altro che distratto e superficiale. Come già per i volumi sulla Calabria e Puglia/Basilicata, per ogni film, documentario o fiction televisiva censito sono riportate informazioni tecniche (cast, location, sinossi) e critiche (recensioni, articoli di giornali).
Non credo di peccare di vano campanilismo nell'affermare che rispetto ai precedenti questo sulla Campania appare essere da solo un'opera completa.
L'opera è acquistabile sul sito www.dizionariodelcinema.it e su Libreria universtaria.
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14 febbraio 2007

L'uomo che cambiava idea

di Ferdinando Carcavallo

In contrasto con l'essenzialità dell'edizione con una veste grafica povera e minimalista, il libro di Enrico Caria è molto ricco di contenuto.
E' un romanzo di genere, decisamente noir, e come tale non sfugge agli stereotipi (o meglio li tradisce) del detective scostante e irascibile, della famme fatale che mette le corna allo spietato boss e dei cattivi la cui grottesca ferocia li rende ridicoli. Ma il bello della letteratura di genere sta proprio nel gioco degli autori di riuscire ad inserire elementi nuovi e originali pur rispettando il dogma.
Ma la sfida di Caria era doppia in quanto lo scrittore ha dovuto fare i conti anche con altri stereotipi ormai calcificati, quelli della napoletanità, che al di fuori del contesto letterario chiameremmo "luoghi comuni". Camorra, arte di arrangiarsi, umorismo diffuso, mare, sole e mandolino non mancano in L'uomo che cambiava idea, ma stavolta l'indulgenza dell'autore verso questo universo colorato è davvero ridotta al minimo.
I mali di Napoli sono nelle persone. Tutte. Sia quelli che vivono e vegetano nella delinquenza che quelli che la subiscono e la tollerano sono colpevoli e pedine di un gioco criminoso che non porterà ad altro che alla distruzione della città. Willy Calone è napoletano fuori ma non dentro. Dentro è un turista innamorato del mito della città. Vorrebbe il mare sempre pulito, vorrebbe camminare per tutte le strade ad ogni ora, vorrebbe fraternizzare con i concittadini (anche quelli di importazione) senza dover sospettare di loro. Ma non può farlo, perchè conosce troppo bene la città per illudersi che le cose possano cambiare.
Difficile per un napoletano giudicare questo romanzo in maniera obiettiva. Pur riducendo al minimo l'uso del dialetto (Calone non è il Montalbano del "nord") si respira napoletanità ad ogni pagina, ma bisogna riconoscere che la narrazione di Caria (non è una novità) è sempre originale e ricca di spunti umoristici e metafore originali.

Niente a che vedere con il docu-film Vedi Napoli e poi muori (a parte il pretesto dell'American Cup), L'uomo che cambiava idea è chiaramente scritto pensando ad una versione cinematografica che mi auguro non tardi ad arrivare.

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01 febbraio 2007

Dizionario Snob del Cinema

di Ferdinando Carcavallo

Questo piccolo libro sul cinema costa 10 euro, e sono soldi spesi benissimo, anche soltanto per le prime dieci spassosissime pagine introduttive degli autori. L'intento è quanto mai nobile. David Kamp e Lawrence Levi, redattori rispettivamente di Vanity Fair e New York Times, vogliono svelare agli appassionati di cinema le meraviglie e le fandonie di quegli artisti del cinema classicamente cristallizzati nella cerchia della cinefilia più integralista e snob. Il libro parte da una considerazione antopologica di fondo che pone le basi sulla differenza sostanziale tra cinefilo-snob e patito di cinema; il primo è mosso dalla convinzione che i più non siano in grado di comprendere le bellezze e l'intelligenza di autori colti come Greenaway o Fritz Lang e gode per il solo fatto di conoscere opere che gli altri ignorano, mentre il secondo, al contrario, vive per diffondere la propria conoscenza e condividere gli entusiasmi, fino all'eccesso di organizzare proiezioni più o meno pubbliche di pellicole difficilmente digeribili. I due autori vogliono fornire un servizio a chi sta nel mezzo svelando vizi, manie, gerghi e passioni dei cinefili snob a chi snom non crede di esserlo. L'effetto di tale operazione potrebbe è duplice; chi si riconosce tra gli snob si diverte a vedersi così palesemente caratterizzato, mentre chi crede di non esserlo alimenta la propria cultura, ma rischia diventarlo.
Per dare un esempio, ecco come gli autori ci introducono il movimento DOGMA 95: Austero collettivo di registi dediti alla parodia di se stessi, fondato nel 1995 dai cineasti danesi Lars Von Trier e Thomas Vinterberg(...)
A parte le godibilissime e interessanti schede descrittive, il piccolo dizionario presenta una sezione di Contenuti Speciali davvero imperdibile, a cominciare dagli assiomi che spiegano le differenze tra FILM e CINEMA. E' qui che impariamo che in un FILM si vedono telle e culi, mentre nel CINEMA capeggiano i peni e che se il protagonista finisce su una vetrata si sta guardando un FILM, mentre se lo stesso desidera sessualmente giovinetti, la sorella o la madre possiamo esser certi che si tratta di CINEMA.
Decisamente un divertente e interessante saggio sul cinema visto da un punto di vista insolito.

David Camp e Lawrence Levi
Dizionario Snob del Cinema
Sellerio 2006, €10,00

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29 dicembre 2006

L'uomo di Kubrick

di Ferdinando Carcavallo

Dei miei studi classici ricordo poco. Mi è rimasto pero' impresso una frase di Callimaco (che avrei probabilmente conosciuto anche studiando all'ITIS) che diceva "mega biblion mega kakon", ossia più un libro è lungo più grande è il danno che porta al lettore. Il caro Callimaco, pero', probabilmente si riferiva alla letteratura epica, e posso essere daccordo con lui riguardo la narrativa in genere (a meno di capolavori). Per la saggistica cinematograica, invece, il disorso è quasi inverso. Un libro come questo di Michel Chion su Stanley Kubrick (Stanley Kubrick L'umano, né più né meno - Ed. Lindau - €40,00) è tanto interessante per quanto è grosso. Probabilmente Kubrick, assieme a Truffaut e Hitchcock, è il regista per il quale è stato versato più inchiostro in assoluto ed io stesso, che non sono un gran fanatico del cinema letto, ho in casa tre monografie (tutte della Lindau, tra l'altro).
Il libro di Chion ambisce - con successo - ad essere un opera essenziale, completa sia dal punto di vista storiografico che da quello dell'analisi tecnica e letteraria. Il sottotitolo "L'umano, né più né meno" evidenzia l'intenzione di trattare il concetto dell'uomo nel cinema del regista. Il libro è composto di due monografie di Chion (una su 2001 e l'altra su Eyes Wide Shut) più undici capitoli scritti appositamente per questa edizione ed inediti in Francese.
Non una biografa, quindi, ma "lo studio di un'opera" che procede in maniera lineare dal primo (Fear and desire) all'ultimo film (Eyes Wide Shut).
Ricco di diapositive tratte dai film più numerose fotografie di scena, il libro si presenta come un lussuoso testo universitario, ma il pericolo della seriosità di un testo accademico è sconiurato dalla materia trattata e l'esposizione appassionata dell'autore.
Chi vuole approcciarsi al regista americano (o al cinema americano in toto) ha oggi a disposizione un testo unico e completo che copre tutti gli aspetti e le curiosità degli appassionati e soddisfa le aspettative dei professionisti (critici, storici e cineasti). L'ho suggerito come regalo per Natale, ma consiglio di autoregalarselo. Un atto di affetto verso se stessi che non può che far bene.

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