21 luglio 2021
19 maggio 2021
"Entrapped. A Day Of Terror" Su PrimeVideo un thriller claustrofobico nella Bologna del 2 agosto 1980
C'è un film del 2019 molto particolare su Amazon Prime Video intitolato 'Entrapped. A day of Terror'.
Diretto da Emanuele Dantonio e interpretato Luca De Luca, Stefano Mattioli e Ruben Maria Soriquez, il film racconta di un gruppo di persone bloccate in un ascensore vicino la stazione di Bologna il 2 agosto 1980 durante la strage terroristica che tutti ricordiamo.
Si tratta di un thriller claustrofobico che dicono abbia riscosso molto successo in Asia e negli Stati Uniti.
A vedere qualche scena ricorda "Piano 17" dei Manetti Bros., film del 2005 anch'esso girato completamente in un ascensore.
'Entrapped. A day of Terror' è prodotto da Luca Redavid e patrocinato dall' Associazione familiari vittime del 2 agosto.
Nella colonna sonora una canzone di Andrea Mingardi, scritta appositamente per ricordare la strage della stazione.
29 aprile 2021
Diabolik nelle sale a dicembre, ma ci sono già due sequel in preparazione.
Sono in programma già due sequel di Diabolik dei Manetti bros. e le riprese inizieranno ad ottobre, anche se il primo film non lo vedremo prima di Natale 2021 (se tutto va bene).
Finora abbiamo visto davvero poco di questo attesissimo cinecomic italiano, giusto un trailer di pochi minuti che poco o nulla ci dice se non che la storia è ambientata negli anni '60/70, a giudicare dall'aspetto vintage di abiti e della tecnologia.
Già da tempo un film su Diabolik era nei sogni dei Manetti Bros. In una intervista a KinemaZOne del 2007, Antonio Manetti ci disse: "Ci piacerebbe fare un film su Diabolik. Il personaggio è eccezionale e l’ambientazione delle storie possiede un potenziale visivo altissimo. Con tutte quelle scogliere e quelle case pazzesche... ci piacerebbe tantissimo. (...) Sarebbe un’ottima occasione per noi realizzare un film che sia contemporaneamente a modo nostro e aperto ad un grande pubblico."
Le riprese di questo Diabolik iniziarono a settembre 2019 e già a dicembre del 2020 era pronto per essere distribuito ma poi, come sappiamo, a causa della chiusura prolungata nelle sale non è stato possibile. Manetti e i distributori hanno tenuto duro non pubblicandolo in alcuna piattaforma streaming e pare che ora a dicembre finalmente vedremo questo film. Se le cose dovessero ancora precipitare, a questo punto, visto anche i sequel in preparazione, gli conviene farne una serie.
Teniamo le dita incrociate e tifiamo per il cinema Italiano nelle sale. Che tutto possa tornare come prima. Anzi meglio.
11 settembre 2017
Manetti, Rak & Bunker: ipotesi di una join venture per un progetto di animazione su Alan Ford.
In dieci anni i Manetti di strada ne hanno fatta abbastanza per poter contare su budget più sostanziosi e nel nostro paese molti nuovi talenti sono venuti fuori nel campo dell'animazione, non ultimo quello di Alessandro Rak, tra gli autori dell’osannato Gatta Cenerentola che ha dimostrato a 26 settembre 2016
Inizia il 18° Napoli FIlm Festival, con l'anteprima dei Manetti Bros.
20 ottobre 2014
10 anni di KinemaZOne
Le cose proseguivano abbastanza bene e oltre a me cominciarono a scrivere su KinemaZOne dei collaboratori e i festival cominciarono ad accreditarci e ad invitarci alle serate di gala. Tutto, dicevo, fino al 2007, anno in cui successe una cosa che compromise tutto il resto della storia.
10 luglio 2014
accordi@DISACCORDI, il cinema all'aperto a Napoli dal 14 luglio al 7 settembre.
02 agosto 2012
I Manetti Bros. alla conquista del Regno Unito
Sembra evidente che il cinema italiano trovi, in questo momento, non poche difficoltà ad affermarsi all’estero, probabilmente anche perché viene accusato di affrontare temi troppo locali e quindi lontani dalla sensibilità di un pubblico internazionale.
30 maggio 2012
Paura 3D, dei Manetti Bros. (trailer)
07 maggio 2012
The Avengers
Ho visto due film questa settimana. Uno è "L'arrivo di Wang" dei Manetti Bros e l'altro "The Avengers" di Joss Whedon. Due film diversissimi fin dalle intenzioni ma comunque appartenenti a quel meta-genere fantastico a cui sci-fi d'autore e comics-action inevitabilmente fanno capo.
Del film degli italiani Manetti si e detto tanto a proposito del'esiguità del budget con il quale è stato realizzato: quello che poteva essere un limite è diventato quasi una virtù, o per lo meno punto di attenzione.
Visti tutti e due i film mi è venuto spontaneo chiedermi se i cachet si fossero invertiti cosa avremmo avuto.
14 novembre 2011
Ispettore Coliandro: un personaggio in cerca d'autore.
07 settembre 2011
L'arrivo di Wang. It-alieni a Venezia.
12 maggio 2011
Italians at work: film italiani in preparazione.
di Ferdinando Carcavallo
Sbirciando un po’ tra i titoli in post produzione dei registi italiani, oltre agli attesissimi nuovi film di Sorrentino (in concorso a Cannes) e Garrone, ci sono diversi progetti che appaiono interessanti.L’arrivo di Wang: è il nuovo film di fantascienza dei Manetti Bros in cui si fa un gran uso del 3D (non quello stroboscopico ma inteso come Computer Grafica) con Ennio Fantastichini e con una trama abbastanza intrigante: si parla di alieni tenuti in ostaggio dai servizi segreti.
La Kriptonite nella borsa: è il titolo del film di Ivan Cotroneo tratto dal suo bestseller del 2010. Il film è attualmente in lavorazione e nel cast compare Valeria Golino. Per Cotroneo è il debutto come regista.
Mio Nonno: ovvero Abel Ferrara’s grandfather, è il secondo film italiano del regista americano (dopo l’invisibile “Napoli Napoli Napoli”). Nel cast Riccardo Scamarcio e Peppe Lanzetta. La storia di Abele Ferrara (1890-1930), nonno di Abel, che ai primi del secolo scorso muove da Sarno per raggiungere la California dove farà fortuna coi primi vitigni doc, e poi si stabilisce a New York, dove soccombe (economicamente) anche lui alla grande depressione del ’29. Le riprese non sono ancora iniziate.
Il volto di un’altra: il nuovo film di Pappi Corsicato, a tre anni dall’ultimo Il seme della discordia, vede nel cast Laura Chiatti e Alessandro Preziosi. Ancora in preparazione
A.C.A.B. (ALL COPS ARE BASTARDS): “l refrain di un celebre motivo skin anni Settanta diventa richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade.” Si tratta del film di Stefano Sollima (regista del “Romanzo Criminale” televisivo) i cui protagonisti, Michelangelo, «Drago» e «lo Sciatto», sono tre «celerini bastardi» che “sono odiati e hanno imparato a odiare”. Politically incorrect. Nel cast (i soliti) Pier Francesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini.
E’ stato il figlio: Daniele Ciprì, senza Maresco, dirige Toni Servillo in un film ambientato nel quartiere Zen di Palermo. “Un giallo surreale e metafisico.” In preparazione.
Scossa: film in 5 episodi diretti da 5 grandi registi che raccontano il terremoto ( e il successivo maremoto) che cento anni fa devastò Messina e Reggio Calabria con ben centomila morti. I registi in questione sono Andrea Frezza, Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Francesco Maselli e Nino Russo, mentre nel cast troveremo Massimo Ranieri, Paolo Briguglia, e Amanda Sandrelli.Il film è in post produzione.
02 luglio 2010
Spaghetti 3D firmato Manetti Bros.
di Ferdinando Carcavallo

21 gennaio 2009
Il ritorno di Coliandro
di Ferdinando Carcavallo
Alla chetichella, così come accadde per la prima stagione, è iniziata ieri (20 gennaio) la programmazioone della seconda serie de L'ispettore Coliandro, il serial poliziesco scritto da Carlo Lucarelli.Stavolta la collocazione oraria è di prim'ordine (un comodo 21.10) e a giudicare dal primo episodio sembra che il tempo abbia fatto bene alla affiatata compagine della produzione.
La scrittura di Lucarelli è ai livelli dei sempre, mentre la regia dei Manetti Bros. è maturata ulteriormente - meno citazionista e "carrellista" che in passato - avvicinandosi allo stile "series" made in USA pur senza tradire la passione per il polizziottesco di casa nostra.
Migliorata anche la recitazione di Gianpaolo Morelli, forse più consapevole di avere a che fare con un personaggio che per quanto "sopra le righe " e sui generis non deve necessariamente essere una macchietta.
Gli episodi di questa seconda serie sono quattro (vista l'attesa biennale e il successo della prima serie si poteva fare qualcosa in più) e oltre quello di Morelli ritroveremo i volti di Veronica Logan e Giuseppe Soleri, mentre non vedremo Enrico Silvestrin (Trombetti nella prima serie).
06 novembre 2007
Due sguardi sul cinema (uno autorevole, l'altro no)
Ci sono due libri sul cinema che escono in questi giorni nelle librerie (uno, a dire il vero, molto ben distribuito, l'altro non tanto). Si tratta di due prodotti completamente diversi, come i loro autori, ma che in qualche modo si compensano.
Il primo è l'edizione aggiornata della "Storia del cinema Italiano" di Paolo Russo, studioso e critico cinematografico, ricercatore al DAMS di Roma e Lecturer in Film Studies alla Oxford Brookes University, oltre che sceneggiatore e videomaker. Si tratta di una disamina storiografica che propone un panorama ampio e documentato di oltre un secolo di cinema italiano, facendo luce sui molteplici, concomitanti fattori – di diversa natura, dal contesto politico al dato economico, ad esempio – che hanno contribuito al suo sviluppo e alla sua diffusione.
I diversi capitoli approfondiscono temi e protagonisti di tutti i momenti significativi, dagli esordi nel 1896 ai divi del muto, dalla rinascita degli anni ’30 al neorealismo, dai nuovi autori degli anni ’60 alla crisi degli ’80, fino alla proclamata ripresa degli ultimi anni.
Il libro è edito da Lindau e disponibile in tutte le librerie, tradizionali e on line.
L'altro titolo, invece, è "opera" di tutt'altra fattura. Si potrebbe considerare un punto di vista sul cinema opposto a quello di Russo. Uno sguardo dal di fuori, dalla parte di chi il cinema lo fruisce e, spesso, lo subisce senza avere strumenti per difendersi. "KinemaZOne 2007 - cronache dal cinematografo" di Ferdinando Carcavallo è la raccolta di resoconti di visioni cinematografiche dell'anno 2007, più una serie di visioni di recupero e l'intervista ai registi di genere Manetti Bros. Non si tratta, come specificato sulla quarta di copertina, di uno schedario critico ed esaustivo sulla produzione cinematografica del 2007, ma semplicemente il racconto di una anno di passione (in senso buono) per il cinema, dove film di grande distribuzione, opere indipendenti e cortometraggi di esordienti sono messi tutti sullo stesso piano in quanto facenti parte dell'unico e indivisibile mondo del cinema. Il libro è autoprodotto e disponibile sul sistema di print-on-demand Lulu.com e sui maggiori store on line.
Compra "Storia del cinema italiano" (€ 21,00) su libreriauniversitaria.it
Compra "KinemaZOne 2007 - cronache dal cinematografo" (€ 7,99) su lulu.com
15 maggio 2007
Intervista ai Manetti Bros.
di Ferdinando Carcavallo e Flavio Ignelzi
Era da un po’ che KinemaZOne desiderava scambiare due chiacchiere con i Manetti Bros, cineasti tra i più interessanti della “nuova” scena romana. Perché realizzano ciò che piace loro (che sia cinema, video o fiction) e perché dicono ciò che pensano, con cinismo ragionato e saggio. Di chi ne ha già fatte e viste tante. Ferdinando Carcavallo e Flavio Ignelzi hanno raggiunto Antonio Manetti in pieno orario di pranzo, ma il disponibile regista capitolino non si è certo tirato indietro, neanche con la bocca piena...
Voi nascete e lavorate soprattutto come registi di videoclip (Britti, Neffa, Tiromancino...) e ultimamente avete lavorato molto con Lucarelli e gli altri scrittori della serie Crimini. Vi sentite più a vostro agio nell'adattare un racconto o nel dare immagini ad un brano musicale?
Abbiamo fatto più di cento video musicali, ma non ci consideriamo dei registi di videoclip. Dobbiamo moltissimo al video musicale visto che il nostro nome è diventato famoso per quello, ma per rispondere alla vostra domanda noi abbiamo sempre fatto dei video piuttosto narrativi perché altrimenti ci sentiamo fuori luogo. Ci sono tanti registi di videoclip o di pubblicità che con l’immagine sono molto più bravi di noi, mentre il nostro obiettivo è quello di raccontare una storia. Per questo non siamo mai stati chiamati dalle case discografiche, ma direttamente dai musicisti, grazie ad un rapporto preesistente. Di solito i registi di videoclip hanno rapporti continuativi con le case discografiche e lavorano quasi in serie. La casa discografica è sempre stata nei nostri confronti abbastanza diffidente, per paura o riverenza, non saprei.I primi soldi li avete guadagnati col cinema o con i videoclip?
Di video musicali ne abbiamo dovuto fare parecchi prima di guadagnare qualcosa. Il primo contratto vero fu per il film "Torino Boys" realizzato per la Rai (1997). L’occasione nacque grazie a Marco Bellocchio che insieme alla Film Albatros produceva per la Rai una collezione di film sull’argomento extracomunitari in Italia ("Un altro paese nei miei occhi"). Mio fratello Marco aveva lavorato con Bellocchio come aiuto regista (ne "Il principe di Homburg") e il figlio Giorgio, nostro amico, sapeva che, oltre ad essere registi, eravamo molto amici della comunità nigeriana di Roma. Quindi ci chiese di scrivere un soggetto, che piacque molto e così il progetto andò in porto. Fummo pagati poco, ma fu una bellissima esperienza. Così la Rai cominciò a chiamarci anche per altre cose.
E da lì che nacque la collaborazione con la Rai per Stracult?
Per "Stracult" fu il video di "Supercafone" (Piotta) a farci notare da Marco Giusti. Mentre facevamo Stracult eravamo già impegnati con "Zora"…Per "Zora la vampira" (2000) fu determinante l’incontro con Carlo Verdone...
L’occasione nacque per un video per Alex Britti. Noi avevamo lavorato con Britti già con il videoclip di “Mi piaci” e in quel periodo Alex voleva far dirigere un nuovo video a Carlo Verdone. Verdone scrisse l’idea del video, ma quando mise mano alla parte produttiva, essendo abituato al cinema dove la gestione dei costi è del tutto differente, si rese conto che non era per lui e chiese a Britti di coinvolgerci per la parte più operativa. Così lo incontrammo e in quell’occasione ci chiese un’idea per un film perché aveva voglia di fare il produttore. Noi avevamo già l’idea di "Zora" quasi pronta e gliene parlammo. Gli piacque moltissimo e volle produrlo. Fu la nostra prima e unica grossa produzione.
Grossa produzione come budget, ma poi cinque anni dopo vi siete convertiti al “miracle budget” di "Piano 17".
Noi non l’abbiamo mai definito "miracle budget". E’ stata una definizione affibbiata al festival di Berlino, dove fummo invitati proprio a testimoniare l’esperienza di un film a basso costo. Noi pensiamo che non ci sia un miracolo nel produrre un film a basso costo, ma solo la volontà di farlo. "Piano 17" sarà costato quanto un giorno di riprese di "Zora", per fare un paragone.
Grazie al digitale?
Non direi proprio, su questo siamo abbastanza estremi. Non è l’uso del digitale ad abbassare i costi. E’ vero che la pellicola ha un suo costo, ma é una minima percentuale nei costi complessivi di un film. I costi del cinema italiano sono folli per altre ragioni. La situazione dati alla mano è sconvolgente. Oltre quei 2 o 3 film all’anno i cui incassi superano gli investimenti (quest’anno magari sono stati 5 o 6) per il resto è tutto a perdere. E’ necessario abbassare i prezzi di produzione, e questo significa pagare di meno gli attori e non considerare il cinema un lusso. In America il cinema può essere un lusso, ma da noi no, non possiamo portare sul set camion e roulotte come se niente fosse.Come siete riusciti a fare un film con 70.000 euro?
Giampaolo Morelli ebbe l'idea di tre personaggi chiusi in un ascensore, poi insieme a lui e Anatole Fuksas abbiamo fuso l'idea con una nostra vecchia storia così decidemmo di realizzare un film senza nemmeno pensare ad una distribuzione, ma per tenerlo per noi. Il film è costato pochissimo perché non abbiamo pagato nessuno (né attori né troupe), ma secondo i nostri calcoli un buon film in digitale si può fare con 300 mila euro, che al massimo diventano 600 mila su pellicola.
Ma il digitale, permettendo un risparmio di produzione, riduce anche la soglia che c’è tra dilettantismo e professionismo, rischiando di portare ad un proliferare di video, cortometraggi e mediometraggi realizzati con pochi mezzi. Non si rischia così un’inflazione del panorama del cinema giovane?
Ben venga! E’ da tanti anni che si dice che il cinema italiano è in crisi, ma gli spettatori che vogliono vedere cose diverse ci sono, quindi se arriva un altro tipo di cinema, un sottobosco di film coraggiosi, c’è tutto da guadagnare e nella quantità qualcosa di buono deve venir fuori.
Tornando a voi, "Piano 17" è un film di genere, ma del tutto diverso da "Zora la Vampira" (2000), nel quale la componente horror era predominante. Nonostante questa inversione di tendenza, avete continuato a occuparvi di horror producendo "L''Armadio" (2002) e "Il bosco fuori" (2006) di Albanesi.
L’horror è stato (ed è ancora) il nostro genere preferito. I nostri film preferiti sono da ricercarsi nei primi lavori di Peter Jackson, di Wes Craven, di John Carpenter. Ma non so perché, non ci viene più di farlo. Preferiamo produrlo. "Zora", in effetti, aveva delle componenti horror, ma non abbastanza secondo noi, e forse questo è stato un errore.
Come mai l'horror, che in tutto il mondo è un genere in ripresa, in Italia è sempre underground? Lamberto Bava, Albanesi, Infascelli, Soavi e lo stesso Argento sono relegati alla distribuzione in DVD.
E’ una situazione anomala. Negli anni 70 in Italia è stato il genere che ha rivoluzionato il cinema. Bava e Argento sono stati autori veri. Il fatto che perfino uno come Dario Argento negli anni ha cambiato la sua sensibilità è indicativo di una decadenza. Ma il discorso non riguarda solo l’horror. E’ il cinema di genere che in Italia non va, come il poliziesco. Lo stesso "Romanzo Criminale" di Placido, che è stato indicato come un ritorno al poliziesco, può essere considerato un noir- politico ma non un film di genere. Tra l’altro l’horror non è un genere costoso. Carpenter ha dato il meglio di se all’inizio, con i budget più bassi.La vostra passione per il cinema di genere vi ha spesso procurato l’etichetta di “tarantiniani”. Vi sentite abbastanza pulp?
Ma quella dei “tarantiniani” è un etichetta che ci portiamo dietro dai tempi di "Torino boys", che in verità era una commedia che con il pulp non aveva niente a che fare. Adoriamo Tarantino, ma consideriamo "Jackie Brown" il suo film migliore, che in fondo è proprio il meno pulp. La verità è che con Tarantino abbiamo molte affinità sul piano culturale e per gusti. La blackploitation che abbiamo messo in "Zora" (che è ispirato a "Blacula" di William Crain) nasce dalla passione per la blackpoitation americana degli anni ’70, che è la stessa che ha ispirato Tarantino.
Per rilanciare il cinema di genere, Rodriguez e Tarantino si sono inventati il revisionismo del "Grindhouse". Avete mai pensato a qualcosa di analogo per l’Italia, una sorta di "Pidocchietto" ispirato a poliziotteschi e horror degli anni ’70?
L’idea del "Grindhouse" ci piace e in passato è venuta anche a noi. Un paio d’anni fa abbiamo incontrato Enzo G. Castellari e Umberto Lenzi i quali ci dissero di vedere in noi degli artigiani del cinema come loro e con loro progettammo un film a episodi ispirati al poliziesco italiano, ma poi non se ne è fatto nulla.Qualcosa però l’avete fatta con "Coliandro". E’ facile riconoscere elementi del poliziesco italiano....
Sì, "Coliandro" è abbastanza di genere, ma lo considereremmo più un super-genere. Lucarelli ci ha messo un po’ di tutto, e in questo possiamo considerarlo un pulp. Ma non proviene da noi. E’ pulp Lucarelli. Le storie che scrive ti fanno venire voglia di girarle.
Con Lucarelli c’è un rapporto speciale?
Abbiamo trovato con lui un modo di lavorare molto particolare, cercando di rispettarlo, capendo il suo punto di vista, mettendoci del nostro, ma sempre restando fedeli alla sua idea. Lo stesso abbiamo fatto con gli altri autori con i quali abbiamo lavorato per la serie "Crimini", come De Cataldo. E un po’ meno con Carlotto, perché Carlotto non si vede. Forse non esiste.
Un’altra vostra grande passione sono i fumetti. Su KinemaZOne, un po’ di tempo fa, si discuteva sull’infelice connubio in Italia tra cinema e fumetti (a parte il Diabolik di Bava). Avete mai pensato di portare sullo schermo un fumetto italiano?
Ci piacerebbe molto, ma abbiamo constatato che uno dei motivi per cui i fumetti italiani non sono mai stati portati al cinema è che non sono ambientati in Italia. Uno dei nostri sogni è quello di fare Alan Ford. Ne abbiamo parlato spesso, ma si dovrebbe realizzare in America, con attori americani e quindi prima di tutto un grosso impegno di budget, rischiando poi di far venir fuori qualcosa di diverso da quello che il fumetto è. Cosa più fattibile sarebbe fare un Diabolik. Il personaggio è eccezionale e l’ambientazione delle storie possiede un potenziale visivo altissimo. Con tutte quelle scogliere e quelle case pazzesche... ci piacerebbe tantissimo.
So che i francesi l’hanno opzionato, ma sembra che siano un po’ fermi. Sarebbe un’ottima occasione per noi realizzare un film che sia contemporaneamente a modo nostro e aperto ad un grande pubblico.
Oggi su cosa state lavorando?
Stiamo leggendo le sceneggiature appena arrivate di "Coliandro 2", che gireremo a fine estate a Bologna.
La Rai è rimasta molto contenta della prima serie, nonostante la brutta collocazione nel mese di agosto, da imputare più a una mancanza di fiducia di Raidue. Alla fine Raidue ha fatto un alto audience tanto che si è scusata con Rai Fiction per non averci creduto fin dall’inizio. Quindi si spera che la programmazione della seconda serie (4 episodi) sarà migliore.
E il cinema?
Beh, con lentezza. Sono passati sei anni da "Zora" a "Piano 17", ma speriamo non passino altrettanti per il prossimo. Fare cinema è un’esperienza bellissima, ma faticosa. Il fatto è che non siamo disposti a scendere a compromessi.
L’unico cruccio di "Piano 17" è che nonostante il successo non è riuscito a fare proseliti. Noi speravamo potesse servire da esempio per smuovere un po’ altri autori a impegnarsi nella realizzazione di film di genere, ma non è stato così.












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