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17 maggio 2021

"E' stata la mano di Dio", il nuovo film di Paolo Sorrentino su Netflix


"Sono emozionato all’idea di tornare a girare a Napoli, vent’anni esatti dopo il mio primo film. "E' stata la mano di Dio" è, per la prima volta nella mia carriera, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso." 
Queste le parole del regista Paolo Sorrentino nel presentare il nuovo film "E' stata la mano di Dio" con Toni Servillo, Lino Musella e Alfonsio Perugini attualmente in post produzione. Il film è prodotto da "The Apartment", Lorenzo Mieli e lo stesso Sorrentino e sarà distribuito da Netflix entro la fine dell'anno.
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27 giugno 2016

Ischia Film Festival: Le proiezioni di lunedi 27 giugno

Cattedrale dell’Assunta
• Ore 21:00 Il suo nome* di Pedro Lino
• Ore 21:30 Road to the Sky di Yi Wang
• Ore 22:30 Baobabs between Land and Sea di Cyrille Cornu


Piazzale delle Armi
• Ore 21:00 “Parliamo di Cinema” con Roberto Andò
• Ore 21:15 Le confessioni di Roberto Andò
• Ore 22:55 The Fencer * di Klaus Haro


Terrazza degli Ulivi
• Ore 21:00 South 32 di Jake Barsha
• Ore 22:30 Gateway to Heaven* di Anshul Sinha


Casa del Sole
• Ore 21:00 Letter to God di Maria Ibrahimova
• Ore 21:20 All the World's a screen on Film * di David Thompson
• Ore 22:20 Loro di Napoli * di Pierfrancesco Li Donni


San Pietro a Pantaniello
• Ore 21:00 La Mezzanotte Rossa * di  Eduardo Cocciardo
• Ore 21:30 Yaadikoone di Marc Picavez
• Ore 22:40 Smajl di Philipp Majer

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02 marzo 2014

Academy Awards (Oscar) 2014 Cerimony: i vincitori.

Fantastico Trionfo di Paolo Sorrentino per "La grande bellezza".

Ecco l'elenco completo dei vincitori degli Oscar 2014:
Miglior film12 anni schiavo di Steve McQueen
Migliore regia Alfonso Cuarón per Gravity

Migliore attrice protagonista Cate Blanchett per Blue Jasmine
Migliore attore protagonista Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
Migliore attrice non protagonista Lupita Nyong'o (12 anni schiavo)
Migliore attore non protagonista Jared Leto per Dallas Buyers Club

Migliore sceneggiatura non originale John Ridley (12 anni schiavo)
Migliore sceneggiatura originale Spike Jonze per Her

Miglior fotografia Emmanuel Lubezki per Gravity
Migliore scenografie Catherine Martin e Beverly Dunn (Il Grande Gatsby)
Miglior film straniero La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)
Miglior film d'animazione Frozen - Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho

Migliori effetti speciali Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould per Gravity
Migliore montaggio Alfonso Cuarón e Mark Sanger per Gravity
Miglior sonoro Glenn Freemantle per Gravity
Miglior montaggio sonoro Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro per Gravity
Miglior colonna sonora Steven Price per Gravity
Miglior canzone originale Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go (Frozen - Il regno di ghiaccio)
Miglior trucco e acconciature Adruitha Lee e Robin Mathews per Dallas Buyers Club

Migliori costumi Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby   
Miglior documentario 20 Feet from Stardom di Morgan Neville, Gil Friesen eCaitrin Rogers
Miglior corto documentario The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed
Miglior cortometraggio Helium di Anders Walter e Kim Magnusson
Miglior cortometraggio d'animazione Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares 


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19 aprile 2013

La grande bellezza, nuovo long-trailer

Questa volta è un bel trailerone lungo lungo. In pieno stile Sorrentino e in pieno stile Servillo. Qualcosa di davvero originale c'è, però. La piccolissima sequenza che si vede nel trailer de "La grande bellezza", in cui una donna si fa soffiare la coca addosso da un ventilatore è molto suggestiva. Peccato che l'idea sia stata già sfruttata in una delle scene più belle de "Al di là della neve", corto del 2012 di Michele Salvezza, anche lui fuori concorso a Cannes 2013 (sezione corti). Beh, una citazione così non può che riempire di orgoglio.
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09 aprile 2013

12 maggio 2011

Italians at work: film italiani in preparazione.

di Ferdinando Carcavallo

Sbirciando un po’ tra i titoli in post produzione dei registi italiani, oltre agli attesissimi nuovi film di Sorrentino (in concorso a Cannes) e Garrone, ci sono diversi progetti che appaiono interessanti.

L’arrivo di Wang: è il nuovo film di fantascienza dei Manetti Bros in cui si fa un gran uso del 3D (non quello stroboscopico ma inteso come Computer Grafica) con Ennio Fantastichini e con una trama abbastanza intrigante: si parla di alieni tenuti in ostaggio dai servizi segreti.

La Kriptonite nella borsa: è il titolo del film di Ivan Cotroneo tratto dal suo bestseller del 2010. Il film è attualmente in lavorazione e nel cast compare Valeria Golino. Per Cotroneo è il debutto come regista.

Mio Nonno: ovvero Abel Ferrara’s grandfather, è il secondo film italiano del regista americano (dopo l’invisibile “Napoli Napoli Napoli”). Nel cast Riccardo Scamarcio e Peppe Lanzetta. La storia di Abele Ferrara (1890-1930), nonno di Abel, che ai primi del secolo scorso muove da Sarno per raggiungere la California dove farà fortuna coi primi vitigni doc, e poi si stabilisce a New York, dove soccombe (economicamente) anche lui alla grande depressione del ’29. Le riprese non sono ancora iniziate.

Il volto di un’altra: il nuovo film di Pappi Corsicato, a tre anni dall’ultimo Il seme della discordia, vede nel cast Laura Chiatti e Alessandro Preziosi. Ancora in preparazione

A.C.A.B. (ALL COPS ARE BASTARDS): “l refrain di un celebre motivo skin anni Settanta diventa richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade.” Si tratta del film di Stefano Sollima (regista del “Romanzo Criminale” televisivo) i cui protagonisti, Michelangelo, «Drago» e «lo Sciatto», sono tre «celerini bastardi» che “sono odiati e hanno imparato a odiare”. Politically incorrect. Nel cast (i soliti) Pier Francesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini.

E’ stato il figlio: Daniele Ciprì, senza Maresco, dirige Toni Servillo in un film ambientato nel quartiere Zen di Palermo. “Un giallo surreale e metafisico.” In preparazione.

Scossa: film in 5 episodi diretti da 5 grandi registi che raccontano il terremoto ( e il successivo maremoto) che cento anni fa devastò Messina e Reggio Calabria con ben centomila morti. I registi in questione sono Andrea Frezza, Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Francesco Maselli e Nino Russo, mentre nel cast troveremo Massimo Ranieri, Paolo Briguglia, e Amanda Sandrelli.Il film è in post produzione.

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18 settembre 2010

04 luglio 2008

Il divo

di Ferdinando Carcavallo

Poco più di un anno fa Quentin Tarantino criticò il cinema italiano accusandolo di essere povero di idee, di raccontare sempre le solite storie di ragazzi in crescita, coppie in crisi e dementi in vacanza.

Il divo di Paolo Sorrentino sembra realizzato proprio per reagire alle osservazioni critiche del regista americano.

Il divo è l'antitesi della decadenza del nostro cinema.

Il divo è un film originale, tecnicamente e artisticamente ineccepibile, in cui tutti gli aspetti sembrano curati al meglio, dalla scelta del cast (dai protagonisti ai figuranti) alla colonna sonora a la fotografia.

Non una inquadratura banale, non un dialogo prolisso, non un momento evitabile, Il divo sembra il risultato di anni di lavorazione e post produzione durante i quali siano stati fatti tagli, rimontaggi e raffinamenti. Invece Il divo è solo il film di un autore onesto e intelligente, frutto di una produzione intelligente.

Il divo non è un biopic su Andreotti, ma - come è giusto che sia al cinema - il ritratto cinematografico della politica italiana di qualche anno fa attraverso il focus sul personaggio più rappresentativo.

La performance di Servillo (il divo di questo anno cinematografico) è talmente perfetta da far scomparire l'attore dietro la maschera. Il protagonista del film, quindi, non è l'attore e nemmeno il personaggio reale da lui interpretato ma la figura grottesca di Andreotti talmente caratterizzata da diventare una maschera della commedia dell'arte.

Andreotti - come Balanzone o Mr. Sgrooge - si muove in un contesto che di reale ha solo i riferimenti biografici e i nomi dei personaggi. Questa virtualizzazione della realtà, come in uno scenario di second life, ricorda l'Italia degli anni '80 e '90, ma ne è soprattutto la sublimazione filmica.

Paolo Sorrentino, in definitiva, ha realizzato un ritratto di un periodo storico utilizzando i colori del cinema, le atmosfere dei gangster movies, i tempi del poliziesco e le inquadrature della commedia all'Italiana.

Paolo Sorrentino ha realizzato un capolavoro che cancella il triste passato recente del nostro cinema.

Quentin, guardalo!
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26 maggio 2008

Gomorra

di Maria Elena Napodano (Gli Stregatti)

La riduzione cinematografica di un romanzo non è mai semplice, specie quando si parla di criminalità con coraggio e rabbia, peggio ancora se l’obiettivo della ferocia narrativa di uno scrittore è la camorra.

E infatti Roberto Saviano ci aveva raccontato nei dettagli quelle false leggende metropolitane che apprendiamo dai nostri amici che vanno all’Università a Napoli, e che intorpidiscono l’immagine di certi luoghi, ormai tartassati dalle loro stesse contraddizioni e da un colpevole abbandono in cui progressivamente abbiamo lasciato cadere le cose.

Via tutti i nomi, la scene più agghiaccianti e i fatti che hanno inferocito i clan: nè più nè meno che una pur sempre tragica storia di due ragazzi di Scampia, alla quale si intrecciano altre atroci vicende, senza quei richiami a persone, circostanze, meccanismi di una delle industrie più potenti del mondo (ai cui giri d’affari si fa cenno solo in qualche titolo di coda) e che invece, nel libro, erano molto più presenti.

Un merito il film ce l’ha, ed è quello di aver posto l’hinterland napoletano sotto una macro-lente, svelandoci, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che un apparato vive di se stesso e da se stesso è fomentato. Perché lo Stato siamo noi, in camorra come in Democrazia.

Eppure (siamone orgogliosi) è stato un successo, di critica e di pubblico, cosa che non fa che riempirci il cuore, senza contare che almeno il problema è stato posto al centro dell’attenzione.

Troppo serio per essere una semplice sceneggiatura, troppo poco per essere un’accusa, il film Gomorra è quasi un documentario, se a tutto ciò si aggiunge che la verve, la dimestichezza con le armi, la familiarità di certi personaggi con la manipolazione della droga, lascia non poco intendere che la maggior parte delle scene abbia a che fare tutt’altro che con un set cinematografico, quanto piuttosto con vere e proprie scene di vita quotidiana. La domanda è: come hanno fatto a girarle proprio lì, in casa loro? Non sarà che i problemi “politici” sono stati lasciati altrove, puntando solo sul protagonismo dei bulli di Secondigliano?

Ad ogni modo, val bene la pena di andare a vedere questo film, prima di tutto perché il biglietto è un dovuto tributo alla causa: è come stendere il lenzuolo bianco per protesta al balcone, uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che un cittadino con una coscienza civile può ancora esercitare.

In secondo luogo, ci sono passaggi di un’intensità emotiva assoluta: il reclutamento delle matricole che si fanno sparare addosso per vincere la paura, lo sguardo del padrone della fabbrica tessile (un sensazionale Gigio Morra) sul suo capo-sarto che si è venduto ai cinesi, il vestito cucito da quest’ultimo (nei sottoscala dell’entroterra vesuviano) che sfila sulla croisette, le vedette poco più che adolescenti che sorvegliano l’entrata dagli scanni di un fatiscente 167, il porta-soldi Don Ciro che abbandona la sua cara Maria ai nemici e poi passa con gli scissionisti…e infine lui, Toni Servillo, sempre perfetto nel ruolo del disincantato cattivo: semplicemente Franco, un imprenditore dei rifiuti, riempi-cave-abusive a tradimento, che porta a Napoli tutta la ‘mmonnezza del Veneto.

Una delle scene che vale tutto il film, è quella in cui il suo assistente, schifato, lo lascia, e lui ridendogli in faccia gli dice “è la gente come me, che ha portato questo Paese in Europa”.

Una delle rare occasioni in cui quest’opera svolge la funzione che gli avremmo voluto attribuire noi, che, da meri spettatori, avremmo preferito una riduzione… meno riduttiva.

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28 marzo 2008

Lascia perdere, Johnny!

di Ferdinando Carcavallo

Opera prima come regista di Fabrizio Bentivoglio, questo film possiede le caratteristiche positive dei film diretti da attori. Ed è proprio nella prestazione del grande Toni Servillo, che apre e chiude moralmente la storia dell'avventura artistica del protagonista Faustino (Antimo Merolillo), che il film ha il suo punto di forza. Con l'apparizione dell'attore casertano il film sembra prendere una godibilissima strada da commedia provinciale italiana ambientata nel sottobosco della musica popolare, dei concerti di piazza e delle feste paesane, ma con l'oscuramento (improvviso) del personaggio del maestro Falasco il film diventa un'amara e grottesca storia di delusioni e rimpianti.

Pur non essendo un film memorabile, e nemmeno un fenomeno da cineclub, Lascia perdere Johnny mette in scena uno stuolo di attori affiatati di prim'ordine come Lina Sastri e Valeria Golino, e questo non può che fare del bene. Per quanto riguarda, pero', il risultato totale, il film risluta un lussuoso (e costoso) sfizio di un attore, che per una volta si è voluto concedere il lusso di fare il regista di se stesso con la complicità di amici e colleghi. Appare chiaro che l'intento di Bentvoglio fosse quello di rappresentare una serie di personaggi in un contesto ben definito, senza porre molta attenzione alla storia in sè e allo sviluppo degli eventi. Tutto l'epilogo della trasferta milanese del giovane protagonista sembra davvero appiccicato, come un riempitivo, tanto da sembrare il prologo di un altro film che non c'è.

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