15 giugno 2021
31 maggio 2021
Recensione: Martin Eden, di Pietro Marcello ★★★★☆
Martin Eden, il film di Pietro Marcello del 2019, al suo esordio ha ricevuto molti riconoscimenti (una coppa Volpi al protagonista Luca Marinelli) riscuotendo clamorose approvazioni (Mereghetti sul Corriere, Morreale su Repubblica, Boille su L'Internazionale) ma altrettante autorevoli stroncature (uno su tutti Caprara su Il Mattino). Quindi è il classico film che divide la critica e che è necessario guardare per capire il motivo di tale diversità di reazione.
Piero Marcello ha adattato il romanzo di Jack London del 1909 portando la storia da San Francisco a Napoli e dall'inizio del secolo ad un non ben identificato dopoguerra, pur mantenendo i nomi originali dei protagonisti.
Come il romanzo, il film racconta il tentativo del giovane marinaio Martin - ambizioso ma privo di un'istruzione scolastica - di elevarsi culturalmente e socialmente attraverso letture e frequentazioni dell'alta borghesia e cercando l'affermazione come scrittore.
Quello che più è stato oggetto dei "rimproveri" della critica è stata la struttura della narrazione del film, considerata poco omogenea, divisa in episodi della vita del protagonista non ben collegati tra loro. Una serie di quadri scenici in cui ogni volta i personaggi sembrano reinventati, senza memoria.
Questi stessi elementi sono anche quelli che la critica favorevole ha considerato positivi, affascinanti e di grande impatto emotivo.
In realtà, quello che Pietro Marcello è riuscito a fare con il romanzo di London è davvero eccezionale. Un film molto curato da punto di vista estetico ambientato in una Napoli autentica seppur solo abbozzata, come un fondale di un'opera teatrale, tipo le commedie di Eduardo De Filippo che seppur ambientate in un preciso periodo storico ci risultano sempre attuali perché moderne sono le motivazioni che spingono i personaggi all'azione. La voglia di emancipazione di Martin, le sue contraddizioni, i suoi continui ripensamenti, l'altalenarsi tra individualismo e coscienza politica sono tipiche di qualsiasi periodo storico così come gli epiloghi a cui portano le lotte interiori.
Recitazione di alto livello sia del bravissimo Luca Marinelli (perfetto il suo Napoletano) che dell'inossidabile Carlo Cecchi e il sempre sorprendente Vincenzo Nemolato.
Spiazzante l'uso delle canzoni non originali (da Daniele Pace a Teresa de Sio) ma di grande effetto.
29 aprile 2021
Diabolik nelle sale a dicembre, ma ci sono già due sequel in preparazione.
Sono in programma già due sequel di Diabolik dei Manetti bros. e le riprese inizieranno ad ottobre, anche se il primo film non lo vedremo prima di Natale 2021 (se tutto va bene).
Finora abbiamo visto davvero poco di questo attesissimo cinecomic italiano, giusto un trailer di pochi minuti che poco o nulla ci dice se non che la storia è ambientata negli anni '60/70, a giudicare dall'aspetto vintage di abiti e della tecnologia.
Già da tempo un film su Diabolik era nei sogni dei Manetti Bros. In una intervista a KinemaZOne del 2007, Antonio Manetti ci disse: "Ci piacerebbe fare un film su Diabolik. Il personaggio è eccezionale e l’ambientazione delle storie possiede un potenziale visivo altissimo. Con tutte quelle scogliere e quelle case pazzesche... ci piacerebbe tantissimo. (...) Sarebbe un’ottima occasione per noi realizzare un film che sia contemporaneamente a modo nostro e aperto ad un grande pubblico."
Le riprese di questo Diabolik iniziarono a settembre 2019 e già a dicembre del 2020 era pronto per essere distribuito ma poi, come sappiamo, a causa della chiusura prolungata nelle sale non è stato possibile. Manetti e i distributori hanno tenuto duro non pubblicandolo in alcuna piattaforma streaming e pare che ora a dicembre finalmente vedremo questo film. Se le cose dovessero ancora precipitare, a questo punto, visto anche i sequel in preparazione, gli conviene farne una serie.
Teniamo le dita incrociate e tifiamo per il cinema Italiano nelle sale. Che tutto possa tornare come prima. Anzi meglio.


