Visualizzazione post con etichetta Enrico Caria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Caria. Mostra tutti i post

02 settembre 2016

L'uomo che non cambiò la storia, il docu-thriller di Enrico Caria presentato a Venezia (trailer)

La storia (autentica) di un'eroe mancato quella raccontata da Enrico Caria nel docu-thriller "L'uomo che NON cambiò la storia" presentato fuori concorso a Venezia.
Era il 1938 quando, in occasione dello storico incontro a Roma tra Benito Mussolini e  Adolf Hitler, l'archeologo Ranucci Bianchi Bandinelli fu chiamato a fare da interprete stando loro affianco per giorni e giorni avendo così, senza riuscire coglierla, l'occasione di cambiare la storia dell'umanità "accoppando" in un colpo solo i due dittatori.
Attraverso ricostruzioni storiche e immagini d'archivio, Caria racconta con la sua consueta ironia mai invadente, la storia di questo personaggio non molto noto ma estremamente interessante, in contrasto prima con il regime fascista (al quale fu costretto comunque a prestare giuramento) e poi con le posizioni del Partito Comunista Italiano al quale aderì subito dopo la guerra.
"L'uomo che non cambiò la storia" segna il ritorno al cinema di Enrico Caria dopo cinque anni dal suo "L'era legale" e a pochi mesi dalla pubblicazione del romanzo "Indagine su un mago senza testa".

Il docufilm è liberamente ispirato al diario di quelle giornate dello stesso Bandinelli intitolato "Il viaggio del Furer in Italia" ed è prodotto e distribuito da Istituto Luce Cinecittà.

Nelle sale a novembre 2016.

(Continua a leggere)

01 aprile 2016

Indagine su un mago senza testa, di Enrico Caria (romanzo)

Un investigatore privato ormai ritiratosi dall’attività si trova a inseguire le tracce di uno spietato serial killer che colleziona efferati delitti con matrice mistica. 
Non è la sinossi di un romanzo di Ken Follet e nemmeno la trama di un serial noir di un network americano, ma solo l’apparente filo conduttore del nuovo romanzo di Enrico Caria, il secondo con protagonisti l'investigatore privato Willy Calone e la sua sorprendente e maledetta città. 
Divertente, avvincente e sorprendente, “Indagine su un mago senza testa” è un godibilissimo noir che rispetto all’episodio precedente ("L'uomo che cambiava idea")  appare molto più rigoroso nell'aderenza agli stilemi del genere noir moderno (ogni capitolo ha un efficace gancio con il successivo) anche nell'essere spietatamente politically incorrect: la corruzione delle forze dell'ordine e delle istituzioni della città sono molto più prericolosi della mano che compie i delitti.
Ma l'irriverenza di Caria la si trova anche nella descrizione delle dinamiche e nei riotuali della malavita e a tal proposito non si può non notare che Caria forse è l’ultimo autore napoletano che riesce ancora a raccontare la camorra rimanendo fedele alla realtà ma non per questo risparmiare il tono grottesco. 

Indagine su un mago senza testa (Time Crime)
di Enrico Caria
2016 - Fanucci Editore
ISBN: 978-8866882688
(Continua a leggere)

06 gennaio 2012

L'era legale. Dal 13 gennaio al cinema

Napoli 2020: la città è ora la più pulita, sicura e ricca della Terra... ma come diamine hanno fatto?!
La risposta è in un finto documentario che narra le avventure tragicomiche di Nicolino Amore che la sorte porta da un basso nei Quartieri Spagnoli alla poltrona del Sindaco. Assistiamo così alla sua buffa e irresistibile ascesa, alle sue gaffes nella Napoli-bene e al suo adagiarsi sugli allori: la bella vita gli dà alla testa e da bravo parveneu cerca solo di godersela. Ma poi si rende conto di aver tradito la sua gente e vuole cambiare le cose... a quel punto deve fare i conti con il problema dei problemi: il potere della camorra che strozza Napoli. Nicolino ne fa la sua crociata, ma la malavita sembra impossibile da battere, quando una potente “madrina” di camorra, che ha perso l’unico figlio per overdose, gli suggerisce il solo modo per mettere i clan sul lastrico... legalizzare le droghe! Ma chi garantisce che i tossici non si moltiplicheranno in modo esponenziale? Eppure il gioco vale la posta, Nicolino accetta di correre questo rischio e alla fine... Amore batte Camorra! Sembra una favola, ma siamo o non siamo nel futuro?
Nel mockumentary ci sono poi personaggi veri: autorevoli magistrati antimafia come Pietro Grasso e Vincenzo Macrì, scrittori come Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli, giornalisti come Bill Emmott e Marcelle Padovani, il presidente di Lega Ambiente Francesco Ferrante e Tano Grasso di Libera.





Dal 13 gennaio al cinema!
(Continua a leggere)

04 gennaio 2011

L'era Legale (ovvero l’incredibile storia di Nicolino Amore sindaco di Napoli)

Come hanno fatto i napoletani a disfarsi di camorra, monnezza, disoccupazione e corruzione? La risposta è in un finto documentario che narra le avventure tragicomiche di Nicolino Amore che come Zelig o Chance il giardiniere, parte dal nulla ed approda alla fama e al successo per puro caso.
Nicolino infatti è un piccolo artigiano appassionato di filosofia che la sorte porta da
un oscuro basso nei Quartieri Spagnoli alla carica di Sindaco di Napoli che in un futuro che sta dietro dietro l’angolo avrà poteri più che straordinari.
Il suo percorso attraversa tre momenti: nella prima fase (grazie al trionfo della non-politica) assistiamo alla sua buffa ed irresistibile ascesa, alle sue gaffes nel bel mondo della Napoli-bene e al suo adagiarsi sugli allori: la bella vita gli dà alla testa e da bravo perveneu cerca solo di godersela.
Poi la crisi: come nella migliore tradizione della sceneggiata napoletana, il povero diventato ricco e potente si rende conto di aver girato le spalle alle sue origini, di aver tradito le aspettative della sua gente. Di aver favorito solo rinnovamenti di facciata lasciando immutati gli eterni problemi della sua città.
Quindi il risveglio, Nicolino vuole cambiare le cose... ma a quel punto non può non fare i conti con il problema dei problemi: il crimine organizzato fattosi classe dominante.

Nicolino ne fa la sua crociata, ma per quanto s’inaspriscano arresti e repressione, nulla basta ad interrompere l’inarrestabile flusso di denaro alimentato dal narcotraffico: arrestato un boss subito ne spunta fuori un altro, smantellato un clan, subito il clan rivale ne eredita le piazze della droga... per non parlare delle nuove leve disposte a tutto per diventare narcos ricchi e rispettati.
Battere la malavita organizzata -che col suo mare di soldi sporchi butta fuori dal mercato le imprese legali, monopolizza il commercio ed impedisce lo sviluppo civile- sembra quindi impossibile, ma proprio quando il sindaco Amore è sul punto di gettare la spugna, una potente madrina di camorra (che ha perso l’unico amatissimo figlio per overdose) avvicina Nicolino e gli suggerisce una via d’uscita che ora, grazie ad una Nuova Costituzione appena varata, Nicolino avrebbe anche il potere di tentare. Ma... il rischio è grande! Eppure il gioco vale la posta e Nicolino accetta di correre questo rischio e con una mossa a dir poco spregiudicata riesce ad mettere i narcotrafficanti della camorra nell’angolo. Sia come sia, se nella realtà la soluzione adottata è tutta da verificare, nella finzione il finale a sorpresa è una provocazione per puntare il dito sul problema dei problemi; per dirla con Roberto Saviano: “il narcotraffico è per le democrazie occidentali un pericolo assai più che il terrorismo”. Il nostro lieto fine? i clan perdono l’enorme flusso di denaro che permetteva loro di comprare imprese e attività commerciali, vincere appalti pubblici, corrompere poliziotti, politici e magistrati.
E soprattutto non saranno più un modello vincente agli occhi delle giovani generazioni.
Detta così sembra una favola... ma siamo o non siamo nel futuro?

Tutto questo nel nuovo film mokumentary di Enrico Caria (17, Blek Giek, Vedi Napoli e poi muori) intitolato "L'era legale" probabilmente (ci auspichiamo) nelle sale in questa prima parte del 2011.

Per quanto parodistico e di fantasia, il mokumentario è confezionato come un documentario vero. Quindi, più classico è, più il gioco sarà divertente e la sua provocazione autorevole.
Il riferimento formale è quindi il documentarismo storico e scientifico di matrice anglosassone: voce del narratore, immagini di repertorio ed amatoriali, fotografie, interviste a testimonial autorevoli come a gente comune.
Solo che nel nostro caso il narratore riporterà seriamente anche situazioni comiche, le immagini di repertorio sono girate ad hoc con lo stile casuale del reportage, e gli intervistati parleranno del presente come se fosse il passato. Per esempio: Roberto Saviano potrebbe ricordare quando aveva la scorta (oggi -nel 2017- non ne avrebbe più bisogno), Don Ciotti può citere le proposte di Libera (finalmente pienamente realizzate), ed il Procuratore Antimafia Grasso (che spende ormai il suo tempo andando a pesca) entrerà nel dettaglio dei passati meccanismi criminali... stando poi al gioco, tutti gli intervistati -famosi e non- parleranno di Nicolino Amore come dell’uomo del miracolo.
In questo modo si mescolano nel film finzione e realtà, favola e denuncia, analisi e sogno.

(Continua a leggere)

09 marzo 2009

"17" in DVD

di Ferdinando Carcavallo

Dopo l'interminabile filone del recupero in DVD della b-comedy italiana (in alcuni casi encomiabile) , la scelta di Cecchi Gori Home Video di pubblicare l'opera prima di Enrico Caria è un ottimo segnale. Il ruolo dell'Home Video dovrebbe essere proprio quello di canale distributivo alternativo alle sale cinematografiche e ai network televisivi e non una seconda o terza visione per film già visti.

Il film "17", uscito invisibilmente nelle sale 17 anni fa, è un vero e proprio cult avendo conservato negli anni il suo fascino di film misterioso non essendo stato nemmeno passato tanto nelle televisioni.

Sul film ci siamo già ampiamente espressi, così come sull'autore, per cui ci limitiamo qui a ricordare che "17", oltre agli altri pregi, rappresenta un cabalistico punto di incontro di personalità eccentriche di varie espressioni culturali come Peppe Barra e Giovanni Mauriello (entrambi ex NCCP) e il musicista Daniele Sepe.

Ci fa piacere pensare che l'uscita di questa essenziale edizione in DVD (video e audio buoni, considerando l'epoca, ma qualche extra in più sarebbe stato apprezzato) sia un preludio ad un ritorno alla carica di Caria, attualmente impegnato nella post produzione di un mockumentary sulla Napoli del prossimo futuro.

Speriamo quindi in una redistribuzione a breve di "Blek Giek" e sulla "riesumazione" di "Carogne: Ciro and me" opera seconda ancor meno visibile (se possibile) di questo "17".
(Continua a leggere)

03 novembre 2007

17, ovvero l'incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino

di Ferdinando Carcavallo

Più conosco l'opera di Enrico Caria più aumenta la mia stima per questo non prolifico cineasta, ma contemporaneamente aumenta la mia acredine verso una politica distributiva che penalizza i talenti e priva il pubblico della visione di lavori originali e degni di considerazione.
Dopo il sorprendente Blek Giek (2001) e l'ultimo interessantissimo documentario Vedi Napoli e poi muori, ho recuperato l'opera prima di Caria, e non è stato facile (ho dovuto scomodare persone molto in alto).
"17, ovvero l'incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino", è un film del 1992 con Giovani Mauriello (ex NCCP) e Peppe Barra, in una delle sue rare e più riuscite trasferte cinematografiche.
Si tratta di un noir fantapolitico ambientato in una Napoli futuristica (2057) in cui il capoluogo campano è l'unica città sopravvissuta ad una guerra mondiale, scampata grazie al suo già alto tasso di inquinamento che ha fatto da baluardo ai veleni delle esplosioni atomiche. Il potere politico è conteso tra il presidente della Napoli bene, arroccata sulla collina di Posillipo, e il malavitoso 'O turco, indiscusso sovrano dei traffici illegali della inquinatissima "Giù Napoli".
L'umorismo nero che pervade l'intero film non scende mai di tono. Come un libro di Stefano Benni, un editoriale di Michele Serra (dei tempi di Cuore) o una elucubrazione satirica dello stesso Caria (guarda il NOPROJECT su
Mussolini e il mistero degli Ufo) la trama si sviluppa con ritmo e cadenza di un fumetto (devo citare anche Andrea Pazienza?) in cui non si contano le allegorie, i richiami a personaggi e fatti realmente esistiti (o facilmente riscontrabili) e un pessimismo di base che spiazza e diverte allo stesso tempo.

Il film è concettualmente originale e a tratti geniale e Caria in più occasioni strizza l'occhio sardonicamente a Ridley Scott di Blade Runner e a Luc Besson (agli inizi degli anni '90 erano questi i modelli del cinema di fantascienza) ma anche al nostrano Nanni Loy di "Mi manda picone", per quella abilità e disonvoltura nel calare nella realtà italiana generi e ritmi tipici del cinema d'oltremanica senza inciampare nel provincialismo. Certo, rispetto a quelli citati il film di Caria è un'opera artigianale, per non dire casalinga, in cui i limiti del low low budget si vedono, anche se ampiamente compensati dall'inventiva e dall'entusiasmo di regista e attori.

Se questo film fosse stato distribuito come meritava nel periodo in cui uscì, porbabilmente personaggi come l'agente segreto Rudy Caino, i killer calabresi Santo & Johnny e l'estroso boss 'O turco sarebbero oggi nell'immaginario cinematografico di ognuno di noi. Ma questo film, come gli altri di Caria dei quali solo Blek Giek è disponibile in DVD, fanno parte di quella nutritissima schiera di film belli e invisibili.

Ma qual'è il "problema" di Enrico Caria? Quale caratteristica gli impedisce l'accesso alla grande distribuzione e il conseguente meritato successo?
Fondamentalmente, credo, c'è il fatto che lui "se ne fotta" di ricevere statuette ai festival istituzionali o essere ingaggiato per adattamenti di adolescenziali bestseller.
Caria si avvicina al cinema per una necessità culturale, ogni qual volta il suo estro lo richiede e quando le sue fantasiose idee hanno le caratteristiche del racconto cinematografico. Sicuramente non aspira al jet-set del cinema adulto, e nemmeno ad un poltrona nel salotto nottambulo di Marzullo, ma sicuramente gli farebbe piacere sapere che i suoi film siano visti da più persone.

Vi lascio, comunque, con una buona notizia. Sul sito di Enrico Caria (http://www.enricocaria.it/) è annunciata l'imminente disponibilità in download del film. Attendiamo pazienti. Dovessero esserci novità, contate pure sulla mia tempestiva informazione.

(Continua a leggere)

28 settembre 2007

Vedi Napoli e poi muori di Enrico Caria

di Ferdinando Carcavallo

Enrico Caria è uno dei pochi operatori della comunicazione che riesce a parlare di Napoli senza cadere nel retorico o nel bollettino di cronaca. Con il tocco ironico e satirico che lo contraddistingue (Caria è stato tra le firme principali de Il male e Cuore), il regista napoletano ha realizzato nel 2006 questo documentario dal titolo solo apparentemente iconografico probabilmente confidando in un coraggio e una lungimiranza dei distributori italiani che ancora una volta hanno dimostrato di non essere capaci a fare il loro mestiere. In questo caso il distributore avrebbe dovuto essere l'Istituto Luce, lo stesso che ha negato al pubblico l'ultimo lavoro del grande Sergio Citti e il bel film di Antonella de Lillo "Il resto di niente".
Eppure il genere documentario è tornato incredibilmente in auge, ma mentre importiamo dagli USA reportages cinematografici che ci raccontano di malasanità e abitudini alimentari spregiudicate di un paese lontano, un film come quello di Caria, che racconta una realtà vicina e pericolosissima come la totale assenza dello stato in una terra con un'economia completamente assoggettata al potere della malavita, viene completamente oscurato.
Anche volendo soltanto un mero discorso di cassetta (visto che solo questo capiscono i distributori), il film di Caria avrebbe potuto essere anche un'ottima occasione per il botteghino soprattutto cavalcando l'onda del libro Gomorra di Roberto Saviano, tra l'altro presente anche nel film.
In pieno stile dei documentari cinematografici, il film parte dall'intenzione del regista di girare un documentario sui prodotti tipici della Campania (ce lo vedete Caria che parla seriamente di mele, mozzarelle e melenzane?) che poi viene completamente dirottata verso un'analisi più approfondita dei cambiamenti delle abitudini della città durante gli ultimi dieci anni. Come nel libro di Saviano, dal film viene fuori una Napoli apparentemente senza speranza di cambiamento in cui il potere della camorra sembra essere l'unico, terribile e minaccioso punto di riferimento della città.
Oggi in DVD, il film di Caria è assolutamente da vedere, anche perchè nonostante la tragicità del tema (ma io sono troppo coinvolto) Vedi Napoli e poi muori non risparmia momenti di esilarante ironia.
(Continua a leggere)

14 febbraio 2007

L'uomo che cambiava idea

di Ferdinando Carcavallo

In contrasto con l'essenzialità dell'edizione con una veste grafica povera e minimalista, il libro di Enrico Caria è molto ricco di contenuto.
E' un romanzo di genere, decisamente noir, e come tale non sfugge agli stereotipi (o meglio li tradisce) del detective scostante e irascibile, della famme fatale che mette le corna allo spietato boss e dei cattivi la cui grottesca ferocia li rende ridicoli. Ma il bello della letteratura di genere sta proprio nel gioco degli autori di riuscire ad inserire elementi nuovi e originali pur rispettando il dogma.
Ma la sfida di Caria era doppia in quanto lo scrittore ha dovuto fare i conti anche con altri stereotipi ormai calcificati, quelli della napoletanità, che al di fuori del contesto letterario chiameremmo "luoghi comuni". Camorra, arte di arrangiarsi, umorismo diffuso, mare, sole e mandolino non mancano in L'uomo che cambiava idea, ma stavolta l'indulgenza dell'autore verso questo universo colorato è davvero ridotta al minimo.
I mali di Napoli sono nelle persone. Tutte. Sia quelli che vivono e vegetano nella delinquenza che quelli che la subiscono e la tollerano sono colpevoli e pedine di un gioco criminoso che non porterà ad altro che alla distruzione della città. Willy Calone è napoletano fuori ma non dentro. Dentro è un turista innamorato del mito della città. Vorrebbe il mare sempre pulito, vorrebbe camminare per tutte le strade ad ogni ora, vorrebbe fraternizzare con i concittadini (anche quelli di importazione) senza dover sospettare di loro. Ma non può farlo, perchè conosce troppo bene la città per illudersi che le cose possano cambiare.
Difficile per un napoletano giudicare questo romanzo in maniera obiettiva. Pur riducendo al minimo l'uso del dialetto (Calone non è il Montalbano del "nord") si respira napoletanità ad ogni pagina, ma bisogna riconoscere che la narrazione di Caria (non è una novità) è sempre originale e ricca di spunti umoristici e metafore originali.

Niente a che vedere con il docu-film Vedi Napoli e poi muori (a parte il pretesto dell'American Cup), L'uomo che cambiava idea è chiaramente scritto pensando ad una versione cinematografica che mi auguro non tardi ad arrivare.

Compra L'uomo che cambiava idea su LibreriaUniversitaria.it

(Continua a leggere)

26 gennaio 2007

Vedi Napoli e poi muori

di Ferdinando Carcavallo

Oggi la prima a Napoli del film di Enrico Caria (Modernissimo Videodrome, ore 20:30) e poi la distribuzione nazionale, chissà quanto capillare, dell'Istituto Luce.
In altri tempi (una decina d'anni fa?) mi avrebbe dato un po' fastidio l'accanimento mediatico di questi ultimi tempi sul problema Napoli.
Ma oggi la situazione è così critica che effettivamente avrei difficoltà a rivendicare l'esistennza di qualcosa di presentabile di questa città.
La camorra non è solo delinquenza, ma una mentalità, un modo di fare, una colpevole rassegnazione che deve essere sradicata prima dalle coscienze delle persone perbene (che ci sono) e poi combattuta in maniera operativa. Quello che Enrico Caria sembrerebbe voler raccontare con questo film è proprio l'assurda cecità dei napoletani di fronte ad una situazione terminale di una società completamente assuefatta ad uno status-quo che ha raggiunto livelli di invivibilità senza precedenti.
In una situazione del genere il bombardamento mediatico potrebbe essere costruttivo, ma deve venire dall'esterno. Un esule napoletano, armato di ironia graffiante come Caria può essere l'uomo giusto per dipingerci una volta per tutte un quadro spietato della situazione.

Sinossi: Un giornalista satirico e regista napoletano, emigrato a Roma negli anni ‘80 ai tempi della prima guerra di camorra e del terremoto, colpito dal tanto sbandierato Rinascimento della sua città, decide di ritornare a Napoli, ora addirittura candidata ad ospitare “America’s cup”: la più prestigiosa gara di vela del mondo. Business da un miliardo e mezzo di euro.Ma non fa in tempo a godersi il bel centro storico tirato a nuovo che in periferia scoppia la seconda guerra di camorra…Già, esistono due Napoli: una col mare e una senza.Due lati della stessa medaglia che mostra ora il paradiso ora l’inferno. Il golfo col Vesuvio e il Castel dell’Ovo e le periferie senza panorama e senza speranze. A un certo punto i riflettori sono tutti su Napoli nord: Secondigliano, Melito, Scampia, dove gli unici a vedere il mare in lontananza sono gli elicotteri dei carabinieri che sorvolano impotenti la mattanza in corso. Ma quando la guerra di camorra è finita e i riflettori sono spenti, i clan tornano ad espandersi in santa pace.
(Continua a leggere)

18 gennaio 2007

L'uomo che cambiava idea

di Ferdinando Carcavallo

Pare proprio che ultimamente gli scrittori napoletani non possano fare a meno di mettere armi sulle copertine dei loro libri. Bruno De Stefano e Angelo Petrella sono andati sulla classica pistola, mentre Saviano per il suo best seller ha preferito l'arma bianca.
Non sfuge al luogo comune la pistola che capeggia sulla copertina di L'uomo che cambiava idea, di Enrico Caria, nonostante l'autore, come regista, ci abbia abituato ad una originalità non comune tra i cineasti della sua generazione. Film quasi invisibili come Bleck Giek, Carogne e 17 sono dei veri gioiellini di umorismo grottesco e intellettuale. La sua nuova fatica cinematografica è un docu-fiction sulla malavita napoletana dal titolo catastrofico di Vedi Napoli e poi muori che esce in un momento in cui la camorra è diventata un business non solo per chi delinque ma anche per chi la racconta. Ma lo spirito di Caria in questo suo doppio impegno sembra proprio evidenziare quanto il "problema Napoli" non sia solo nei quartieri storicamente a rischio ma in una mentalità diffusa e molto spesso inconsapevole. Una forma di convivenza-connivenza dei Napoletani con una serie di orrori che forse solo la sensibilità di un emigrato che torna a casa riesce a cogliere.

Ecco la trama di L'uomo che cambiava idea.

"Nei vicoli dei Quartieri Spagnoli tira aria di tempesta. Per mettere le mani su un business a nove zeri, il potente clan dei Luongo e il giovanissimo boss in ascesa Carmine Villanova, più cattivo di un dio inca, sono pronti a scatenare la guerra. Willy Calone è un investigatore squattrinato e inaffidabile, ma di camorra sa più di chiunque altro e non riesce a restare fuori dai guai. Nonostante abbia già incassato un primo, convincente avvertimento a non ficcare il naso, si lascia sedurre dalla donna del boss, la straripante Stella Schiano, cantante, "una che per la carriera artistica era sprecata, che per quella criminale era assai più portata". In un attimo Calone si ritrova sul ciglio di un abisso, lungo l'incerta linea d'ombra che divide le vittime dai malommi".

Certo, detta così, non è che la storia sia particolarmente intrigante, ma sono sicuro che al di là di quello che racconta Caria possa sorprendermi positivamente.
La mia prossima lettura, quindi, sperando di vedere al più presto un suo film vero.
(Continua a leggere)

16 ottobre 2005

Blek Giek

di Ferdinando Carcavallo

Blek Giek di Enrico Caria è un film del 2001, raro esempio di autentico spaghetti pulp. Una trama degna di Niccolò Ammaniti e la regia che ricorda Tarantino ma senza scimmiottarlo. I dialoghi e le situazioni parossistiche sono tipiche di una commedia non italiana, più vicina ad Almodovar che a Soldini. Gli interpreti Biagio Izzo, Lillo & Greg e Giovanni Mauriello sono certamente alla loro migliore esperienza cinematografica. Sopratutto Izzo, che a differenza di quando lavora con Parenti e Salemme, non è costretto a imitare se stesso e abbandona l'irritante personagio di Bibì. Non aspettatevi un capolavoro. Il film è pieno di trovate e intrecci divertenti e al limite dell'assurdo, ma il tutto è degnamente fatto con pochi mezzi, ma molta inventiva. Tra le cose memorabili la preghiera del pusher Scellone agonizzante che cerca di improvvisare una preghiera recitando: Padre eterno...che sei nei cieli...pieno di grazie...rimetti i debitori..anzi no, rimettiti nei miei panni...je so' nu buono guaglione....
Sarei curioso di vedere gli altri film di Caria, ma oltre Blek Giek non ci sono altri film in DVD. Per chi non lo sapesse Enrico Caria è regista e scrittore satirico, già collaboratore de Il Male e di Cuore ed ha realizzato finora quattro lungometraggi di cui Blek Giek è l'ultimo. Di un certo successo è stato L'uomo della fortuna del 2000 con Tony Sperandeo ed Enzo Cannavale, mentre gli altri meno noti sono Carogne (1995) con Alessandro Haber e 17 del 1992 con Mauriello e Peppe Barra.
(Continua a leggere)