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18 ottobre 2016

Pedalando verso i referendum: su web l'approfondimento elettorale dei Fratelli Katano

Ogni settimana i Fratelli Katano, opinion leader tra i più seguiti della rete, pubblicano un video di approfondimento sul tema elettorale del 4 dicembre.
Deriva autoritaria?
Bicameralismo perfetto?
E Zagrebelsky cosa dice?
Cos'è precisamente il CNEL?
Sicuro che SI e NO siano le uniche alternative?

A queste domande rispenderanno con la loro proverbiale chiarezza.


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01 aprile 2016

Indagine su un mago senza testa, di Enrico Caria (romanzo)

Un investigatore privato ormai ritiratosi dall’attività si trova a inseguire le tracce di uno spietato serial killer che colleziona efferati delitti con matrice mistica. 
Non è la sinossi di un romanzo di Ken Follet e nemmeno la trama di un serial noir di un network americano, ma solo l’apparente filo conduttore del nuovo romanzo di Enrico Caria, il secondo con protagonisti l'investigatore privato Willy Calone e la sua sorprendente e maledetta città. 
Divertente, avvincente e sorprendente, “Indagine su un mago senza testa” è un godibilissimo noir che rispetto all’episodio precedente ("L'uomo che cambiava idea")  appare molto più rigoroso nell'aderenza agli stilemi del genere noir moderno (ogni capitolo ha un efficace gancio con il successivo) anche nell'essere spietatamente politically incorrect: la corruzione delle forze dell'ordine e delle istituzioni della città sono molto più prericolosi della mano che compie i delitti.
Ma l'irriverenza di Caria la si trova anche nella descrizione delle dinamiche e nei riotuali della malavita e a tal proposito non si può non notare che Caria forse è l’ultimo autore napoletano che riesce ancora a raccontare la camorra rimanendo fedele alla realtà ma non per questo risparmiare il tono grottesco. 

Indagine su un mago senza testa (Time Crime)
di Enrico Caria
2016 - Fanucci Editore
ISBN: 978-8866882688
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11 gennaio 2013

24 maggio 2011

Referendum del 12, 13 giugno 2011: e se andassimo a votare?

di Ferdinando Carcavallo

Tra qualche giorno a Napoli avremo un nuovo sindaco. Purtroppo l’esito del voto non sarà determinato da chi andrà a votare ma anche da chi non ci andrà (forse soprattutto).
Quella dell’astensione, infatti, è il problema più grande della democrazia, dal momento che non si può obbligare una persona ad andare al seggio, tantomeno controllare che metta una croce da qualche parte una volta in cabina.
Ma l’astensione che più mi preoccupa è quella per i referendum del 12 al 13 giugno, in cui il popolo degli astenuti, oltre ad offendere chi andrà a votare, metterà in risalto l’immaturità e l’incoscienza di un paese.
La propaganda per questi referendum, su giornali e televisione, è praticamente pari a zero, a differenza delle amministrative per le quali la chiamata alle urne raggiunge toni quasi persecutori.
Del resto è naturale se si pensa che le elezioni servono a distribuire privilegi alla classe dirigente mentre i referendum sono ad esclusivo interesse del popolo. In questo caso poi, un'eventuale vittoria dei SI ai referendum sarebbe addirittura deleterea per gli interessi privati di chi gestisce la cosa pubblica.
Se si raggiungesse il quorum (il 50% +1 alle urne) la conclusione che ne trarrebbe la nostra classe politica sarebbe terribile: il popolo italiano è interessato alla propria sopravvivenza.

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22 dicembre 2009

IL GOVERNO AZZERA CINEMA E FICTION

www.100autori.it (18 dicembre 2009)
Nonostante tutte le promesse, il decreto sulla televisione varato ieri dal governo elimina di fatto qualunque obbligo di investimento e programmazione sul cinema e sulla fiction indipendenti italiani da parte dei network televisivi.
Mentre la già discussa legge Gasparri, all’articolo 44, prevedeva che le emittenti televisive riservassero “il 10 percento del tempo di diffusione, in particolare nelle fasce orarie di maggiore ascolto, alle opere europee degli ultimi 5 anni, di cui il 20 percento alle opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte” e di conseguenza induceva i network a impiegare le quote previste per gli investimenti nell’acquisto (o nella produzione) di opere adatte alle fasce di maggiore ascolto del palinsesto, l’attuale decreto prevede sì la diffusione di opere europee ma non stabilisce alcun parametro riguardo alle fasce orarie di ascolto né all’epoca di produzione delle opere.

Si scardinano così le condizioni che determinavano una ricaduta virtuosa delle quote di programmazione sul mondo della produzione.

Il decreto approvato stabilisce infatti solo che le emittenti televisive riservano il 10 per cento dei propri introiti netti annui “alla produzione, al finanziamento, al preacquisto e all’acquisto di opere europee realizzate da produttori indipendenti”. E solo successivamente afferma che “la percentuale di cui al presente comma deve essere raggiunta assegnando una quota adeguata ad opere recenti, vale a dire quelle diffuse entro cinque anni dalla loro produzione, incluse le opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte.”

In questo modo, non solo la quote della Rai viene abbassata dal 15 al 10 per cento, ma l’espressione “quota adeguata” rende di fatto discrezionale l’investimento da destinare alle produzioni europee indipendenti “recenti” cosicché, eliminato l’obbligo di programmazione “nelle fasce orarie di maggiore ascolto” previste dalla precedente legge, le emittenti possono rispettare il decreto anche diffondendo prodotto non “recente” e in qualunque fascia oraria (vecchi film nel cuore della notte).

In questo modo si vanifica quel dispositivo che, a fronte della concessione alle emittenti di un bene pubblico come l’etere per trarne enorme profitto privato, favoriva la produzione di opere di cinema e televisione al fine di trasmetterle in orari di grande ascolto. Ossia il dispositivo che aveva indotto i network a investire in fiction televisiva e cinema facendo da volano all’industria audiovisiva e portando al successo molti prodotti di qualità.

Come se questo non bastasse il testo rimanda a un ulteriore decreto da emanare entro nove mesi da parte del Ministro dello Sviluppo Economico e del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, per definire cosa si intenda per “opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte” nonché “le quote percentuali da riservare a queste ultime nell’ambito della quota indicata” senza però precisare se questa riserva dovrà essere riferita a prodotto “recente” e lasciando intendere un possibile passaggio delle deleghe per il cinema dal Ministro della Cultura al Ministro dello Sviluppo Economico.

Il taglio di questi obblighi penalizza un settore fortemente colpito dalla crisi degli investimenti pubblicitari, rischiando di determinare un grave problema occupazionale.
Ancora una volta il conflitto di interessi, permette al Presidente del Consiglio di condizionare le politiche editoriali della Rai a vantaggio degli interessi di Mediaset. Se la Rai smette di proporre film e fiction di successo, Mediaset può sottrarsi alla competizione e risparmiare sui propri investimenti.
A causa di questo provvedimento, da oggi l’industria del cinema e della narrativa televisiva che negli ultimi anni ha generato cultura ed enorme ricchezza, prodotti di qualità e posti di lavoro, rischia di morire lasciando questo paese e i suoi cittadini più poveri e privi della possibilità di raccontarsi.
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27 maggio 2009