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01 aprile 2016

Indagine su un mago senza testa, di Enrico Caria (romanzo)

Un investigatore privato ormai ritiratosi dall’attività si trova a inseguire le tracce di uno spietato serial killer che colleziona efferati delitti con matrice mistica. 
Non è la sinossi di un romanzo di Ken Follet e nemmeno la trama di un serial noir di un network americano, ma solo l’apparente filo conduttore del nuovo romanzo di Enrico Caria, il secondo con protagonisti l'investigatore privato Willy Calone e la sua sorprendente e maledetta città. 
Divertente, avvincente e sorprendente, “Indagine su un mago senza testa” è un godibilissimo noir che rispetto all’episodio precedente ("L'uomo che cambiava idea")  appare molto più rigoroso nell'aderenza agli stilemi del genere noir moderno (ogni capitolo ha un efficace gancio con il successivo) anche nell'essere spietatamente politically incorrect: la corruzione delle forze dell'ordine e delle istituzioni della città sono molto più prericolosi della mano che compie i delitti.
Ma l'irriverenza di Caria la si trova anche nella descrizione delle dinamiche e nei riotuali della malavita e a tal proposito non si può non notare che Caria forse è l’ultimo autore napoletano che riesce ancora a raccontare la camorra rimanendo fedele alla realtà ma non per questo risparmiare il tono grottesco. 

Indagine su un mago senza testa (Time Crime)
di Enrico Caria
2016 - Fanucci Editore
ISBN: 978-8866882688
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08 giugno 2015

A Pasquale Squitieri il premio alla carriera dell’Ischia Film Festival 2015


10. Squitieri

Dopo Sir Ken Adam, Vittorio Storaro, Krzysztof Zanussi, Giuliano Montaldo, Abel Ferrara, Pupi Avati, Jean Sorel, Abbas Kiarostami e Amos Gitai sarà riconosciuto a Pasquale Squitieri il premio alla carriera della tredicesima edizione dell’Ischia Film Festival
Un regista senza padroni, di un cinema ruvido e diretto, incapace di compromessi. Avvocato penalista e poi regista, Pasquale Squitieri non si è fermato mai davanti a nulla. Gli hanno dato del fascista, come fecero con John Milius, ma i grandi del nostro cinema l'hanno sempre stimato, personalmente e creativamente. 
“Il prefetto di ferro” lo ha portato nella storia, in tutti i sensi. Squitieri, però, è anche “I guappi” e “Razza selvaggia”, è “Camorra” e “Il pentito”, è “Corleone”
E' il regista che si “sporca” le mani con il genere quando i suoi amici lo snobbavano, perché il cinema d'autore era uno solo e amava parlarsi addosso. Se c'è un cinema che racconta il brigantaggio, la ferita più infame della nostra storia (una guerra civile giusta trasformata in banditismo da sterminare), lo dobbiamo a lui. Con “Li chiamarono briganti”, a un passo dal nuovo millennio, lui racconta su quali menzogne poggi il tricolore. E' un cinema deciso e anche violento, quello di questo grande regista napoletano. Eppure, allo stesso tempo, Squitieri, soprattutto con “Gli invisibili” (forse il suo film più bello e potente), svela una dolcezza, una fragilità, che non gli sospetteresti. 
Il premio sarà consegnato al Castello Aragonese d’Ischia dal direttore artistico dell’Ischia Film Festival Michelangelo Messina il prossimo 3 Luglio e per l’occasione saranno proiettati nel corso della serata “Li chiamarono briganti” e il suo ultimo lavoro “L’altro Adamo”.

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