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27 giugno 2013

Moviement n.9: Amir Naderi

Il nono volume della collana Moviement della Gemma Lanzo Editore è una monografia dedicata al regista iraniano Amir Naderi, uno dei più autentici ed originali uomini di cinema concretamente operanti sulla scena internazionale.
Naderi inizia la sua carriera nel suo paese d’origine, l’Iran, dove gira i suoi due capolavori Il Corridore (1985) ed Acqua, vento, sabbia (1988). Verso la fine degli anni Ottanta si stabilisce negli Stati Uniti come filmmaker indipendente e, di festival in festival, di rassegna in rassegna, conquista premi e consensi (già nel 1975 gli era stato consegnato da François Truffaut il Grand Prix all’11 International Meeting of Film and Youth al Festival del Cinema di Cannes). 
Durante questo periodo filma gli Stati Uniti diventando a tutti gli effetti un regista americano, dopodiché va alla scoperta di un altro dei paesi da lui amati, il Giappone, dove con una troupe interamente locale inizia le riprese del suo ultimo film Cut (2011). Naderi è a tutti gli effetti un cineasta “itinerante”, filma ciò che vede e ciò che sente nei luoghi a cui “sente” di appartenere e lui stesso si definisce un filmmmaker internazionale. I suoi film sono tutti all’insegna di un certo realismo poetico in perfetto equilibrio con uno sperimentalismo tecnico e stilistico ai limiti dell’astrazione dove la costruzione della trama è consegnata alle immagini, al montaggio e al suono.

Amir Naderi
Collana:Moviement
Formato:21 x 29,7
Pagine:112
ISBN:978-88-97670-08-7
Uscita: Luglio2013
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15 novembre 2012

Moviement - Speciale 3D

“Speciale 3D” è il titolo dell’ultimo numero di Moviement stavolta non dedicato ad un autore o un genere cinematografico, bensì ad una tecnica che ad oggi segna lo stato dell’arte della tecnologia cinematografica. Una tecnologia che ha la stessa età del cinema stesso, anche se inizialmente applicata soltanto alla fotografia, che in vari momenti della storia ha fatto capolino nella produzione cinematografica ma nella quale solo negli ultimi dieci anni si è deciso di investire in maniera quasi speculativa. E per ora l’investimento sembra dare buoni frutti. 
Il libro di moviement, attraverso una serie di saggi brevi e interventi tecnici, di stile e storiografici, non prende alcuna posizione a favore o contro l’avanzare del 3D nella produzione cinematografica, ma cerca di fare un punto su quello che oggi significa produrre e distribuire un film 3D e quali possano essere i punti a favore in un sapiente ed elegante utilizzo (“Hugo Cabret”) e quelli contro in caso di utilizzo spropositato e non di qualità. Il 3D a tutti gli effetti continua quel percorso di avvicinamento del cinema alla realtà (dal punto di vista sensoriale) e ponendo le basi di un cinema del futuro che fino a qualche tempo fa poteva sembrare fantascientifico (ologgrammi, realtà potenziata).

Con la consueta quantità di immagini e grafiche semplificative, la monografia 3D di Moviement è un prezioso documento (in Italiano, alleluiah!) per capire le potenzialità delle nuove tecnologie 3D (ne esistono più d’una e profondamente diverse tra loro) e un aiuto valito a "leggere" l'opera cinematografica con una dimensione in più. 

MOVIEMENT - SPECIALE 3D
Gemma Lanzo Editore
€ 12,75 (su amazon.it, ibs.it)
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14 settembre 2011

Moviement 7: Coen Brothers

di Flavio Ignelzi

Parliamoci chiaro, la venerazione assoluta che nutro nei confronti dei fratelli Joel ed Ethan Coen mi rende complicato parlare in maniera lucida del settimo numero di Moviement, collana di cultura cinematografica edita dalla Gemma Lanzo Editore che chi segue KinemaZone (ma in generale chi si occupa di cinema in senso lato), dovrebbe conoscere bene.
Numero dedicato alla famosa coppia di registi/sceneggiatori/produttori di Minneapolis, quindi, i quali hanno raggiunto la vetta della celebrità hollywoodiana con i tre Oscar (film, regia e sceneggiatura non originale) per “Non è un paese per vecchi” (ma già in precedenza avevano vinto quello per la sceneggiatura originale di “Fargo”), i quali fin dagli esordi si erano conquistati un posto di riguardo nel cuore della critica con la vittoria del Premio della Giuria al Sundance Film Festival 1984 (con “Blood Simple - Sangue facile”) e successivamente con la Palma d’Oro a Cannes 1991 (con “Barton Fink”). Moviement dedica loro una monografia che raccoglie (come di consueto) saggi ed interviste che vale la pena leggere e conservare. In particolare, dopo un inizio affidato a Paul Coughlin che tratteggia la loro iperbole artistica, tocca ad Alessandro Baratti (direttamente dalla squadra de Gli Spietati) scendere a fondo sulla loro opera per ragionare sulla postmodernità del loro noir crossoverizzato. Douglas McFarland affronta i sottotesti morali di “Non è un paese per vecchi”, Gemma Lanzo scandaglia il versante della commedia (e le loro influenze storiche nonché blasonate), David Del Valle prova a dare nuove chiavi di lettura a “Il Grande Lebowski” e alla mitologia che il protagonista Dude si è costruito nel tempo (esiste addirittura una religione laica, la “Church of the Latter-Day Dude”, che cerca di coniugare Jeffrey Lebowski col Taoismo). Dopo l’approfondita analisi de “Il Grinta” da parte di Elena Dagrada e Gabriele Gimmelli, e le interessanti interviste di Alex Simon e Cole Haddon, si chiude con il solito apparato di Citazioni e Filmografia. Da sottolineare come questo sia uno di quei rari casi in cui si può consigliare a ogni tipo di lettore un saggio che per densità e approfondimento sembra indirizzato soprattutto agli addetti ai lavori. Come non fare i complimenti alla Gemma Lanzo Editore?

Coen Brothers
Gemma Lanzo Editore

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16 febbraio 2011

Moviement 6: Jan Švankmajer

di Flavio Ignelzi

Il sesto numero di Moviement, collana di cultura cinematografica edita dalla Gemma Lanzo Editore, dimostra coraggio e passione. Coraggio nel dedicare un numero monografico a Jan Švankmajer, regista e sceneggiatore nato a Praga che, qui da noi, non ha mai trovato spazio e che quindi non gode di nessuna forma di popolarità; passione nel voler approfondire l’opera di un autore visionario che attraverso i suoi lavori esprime(va) la rabbia verso tutte le forme di totalitarismi, ed in particolare verso il socialismo reale cecoslovacco.
Luigi Castellitto ci introduce nell’universo onirico, ossessivo, ipnotizzante di Švankmajer con il lungo ed esauriente “Dovete chiudere gli occhi, altrimenti non vedrete niente”, analizzando in particolare la sua vasta produzione di cortometraggi. Interessante l’incrocio tra l’autore ceco e Edgar Allan Poe, nell’analisi affrontata da Timothy R. White e J. Emmett Winn in “Il domani potrebbe salvarti. Jan Švankmajer e le storie di Edgar Allan Poe”, mentre Michael O’Pray approfondisce i forti legami con la pittura ed il manierismo italiano nel saggio “Jan Švankmajer e l’effetto Arcimboldo”.
La vera chicca però è il “Decalogo” dello stesso autore cecoslovacco, posto in chiusura. Dopo aver elencato i dieci comandamenti l’autore conclude: “Solo perché ho formulato il Decalogo, non significa necessariamente che io lo abbia coscientemente rispettato. Queste regole sono in qualche modo emerse dal mio lavoro, non lo hanno preceduto. Infatti tutte le regole sono fatte per essere infrante (non eluse). Ma esiste un’altra regola che se infranta (o elusa) è devastante per un’artista: non permettere mai che la tua opera d’arte renda servizio a niente altro se non alla libertà.” Senza voler omettere gli altri interventi, tutti puntuali e rigorosi, mi sembra che molto dell’opera di Švankmajer sia condensabile in queste parole.
Un plauso a questa collana e alla Gemma Lanzo Editore, quindi, che riesce nel non facile compito di allargare l’orizzonte delle conoscenze sulla settima arte. Quante altre pubblicazioni possono dire di saper fare altrettanto, oggi in Italia?

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21 dicembre 2010

Il sesto numero di MOVIEMENT è dedicato al regista ceco Jan Švankmajer.

“Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza... quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio” (Anthony Lane – “The New Yorker”).
Jan Švankmajer è tra i più grandi registi di animazione al mondo, maestro nell'arte dello stop motion è tra i principali esponenti del Surrealismo Ceco. Regista, pittore, scultore e poeta, mescola spesso tra loro arti diverse, i suoi film ci trasportano in mondi magici in cui tutto si anima. Questo numero di Moviement si occuperà, attraverso saggi ed interviste, dei vari aspetti che hanno reso unico questo grande maestro visionario, le cui opere hanno ispirato artisti quali Tim Burton, Terry Gilliam e i fratelli Quay. Il regista praghese è tornato in prima mondiale alla 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, fuori concorso, con "Surviving Life" “commedia psicanalitica” tra sogno e realtà. Dice Švankmajer: “La nostra civiltà non fa più affidamento sui sogni, dal momento che non possono essere capitalizzati”.


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10 giugno 2010

Il libro su Quentin Tarantino di Moviement

di Ferdinando Carcavallo

Ogni monografia della collana MovieMent ha un colore distintivo. Il colore scelto dalla Gemma Lanzo Editore per Quentin Tarantino è il giallo, il colore della tuta della sposa Beatrix in Kill Bill nella epica scena del combattimento con gli 88 pazzi.
Questo ennesimo scritto sul regista di Knoxville ha delle particolarità interessanti che lo distinguono dalla sterminata letteratura dedicatagli dai tempi di Pulp Fiction.
Per prima cosa colpisce il fatto di avere dimenisioni e prezzo ragionevoli - da Fan-book economico - a discapito di un contenuto più che mai ricco di immagini con mini-saggi per nulla superficiali, interessanti e non scontati.
Una serie di punti di vista e chiavi di lettura che vanno al di là del mero e accademico gioco critico/analitico, bensì tutti mirati alla comprensione della grandezza dell'opera di Tarantino, a beneficio di chi ama questo artista e desidera leggere tra le righe le sue opere.
Per fare un esempio personale, non avevo mai notato prima della lettura di questo libro come fosse maniacale (in senso buono) la cura di Tarantino anche nel suono, non solo per quanto riguarda la soundtrack. Solo adesso, infatti, mi spiego il senso e l'origine di alcune strane percezioni sonore durante la visione di Kill Bill.
Altro motivo per preferire questo libro ad altri è l'internazionalità dei testi proposti, di critici e storici del cinema provenienti da più parti del mondo, cosa che per un autore come Tarantino, la cui estetica attinge dalle cinematografie delle più svariate parti del mondo, è un valore non trascurabile.

Moviement n°5 – Quentin Tarantino
A cura di Gemma Lanzo e Costanzo Antermite
Formato: 21 x 29,7
Pagine: 96
Prezzo: 12 euro
ISBN: 978.88.904002.4.7
Editore: Gemma Lanzo Editore, Manduria (Ta)
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