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14 settembre 2011
Moviement 7: Coen Brothers
Parliamoci chiaro, la venerazione assoluta che nutro nei confronti dei fratelli Joel ed Ethan Coen mi rende complicato parlare in maniera lucida del settimo numero di Moviement, collana di cultura cinematografica edita dalla Gemma Lanzo Editore che chi segue KinemaZone (ma in generale chi si occupa di cinema in senso lato), dovrebbe conoscere bene.
Numero dedicato alla famosa coppia di registi/sceneggiatori/produttori di Minneapolis, quindi, i quali hanno raggiunto la vetta della celebrità hollywoodiana con i tre Oscar (film, regia e sceneggiatura non originale) per “Non è un paese per vecchi” (ma già in precedenza avevano vinto quello per la sceneggiatura originale di “Fargo”), i quali fin dagli esordi si erano conquistati un posto di riguardo nel cuore della critica con la vittoria del Premio della Giuria al Sundance Film Festival 1984 (con “Blood Simple - Sangue facile”) e successivamente con la Palma d’Oro a Cannes 1991 (con “Barton Fink”). Moviement dedica loro una monografia che raccoglie (come di consueto) saggi ed interviste che vale la pena leggere e conservare. In particolare, dopo un inizio affidato a Paul Coughlin che tratteggia la loro iperbole artistica, tocca ad Alessandro Baratti (direttamente dalla squadra de Gli Spietati) scendere a fondo sulla loro opera per ragionare sulla postmodernità del loro noir crossoverizzato. Douglas McFarland affronta i sottotesti morali di “Non è un paese per vecchi”, Gemma Lanzo scandaglia il versante della commedia (e le loro influenze storiche nonché blasonate), David Del Valle prova a dare nuove chiavi di lettura a “Il Grande Lebowski” e alla mitologia che il protagonista Dude si è costruito nel tempo (esiste addirittura una religione laica, la “Church of the Latter-Day Dude”, che cerca di coniugare Jeffrey Lebowski col Taoismo). Dopo l’approfondita analisi de “Il Grinta” da parte di Elena Dagrada e Gabriele Gimmelli, e le interessanti interviste di Alex Simon e Cole Haddon, si chiude con il solito apparato di Citazioni e Filmografia. Da sottolineare come questo sia uno di quei rari casi in cui si può consigliare a ogni tipo di lettore un saggio che per densità e approfondimento sembra indirizzato soprattutto agli addetti ai lavori. Come non fare i complimenti alla Gemma Lanzo Editore?
20 giugno 2007
I fratelli Coen al Napoli Film Festival
Gli ospiti d’oltreoceano si sono raccontati davanti a una sala gremita di spettatori, dopo la proiezione in anteprima nazionale di un estratto del loro ultimo film presentato a Cannes, No Country for Old Men, tratto dal romanzo omonimo del Premio Pulitzer Cormac McCarthy.
I registi hanno dichiarato di non aver mai parlato con lo scrittore a proposito dell’adattamento cinematografico del suo romanzo: “Abbiamo incontrato McCarthy prima e durante la lavorazione del film, ma non ci interessava parlargli del nostro film, e abbiamo dato per scontato che non interessasse nemmeno a lui”.
I Coen hanno parlato anche dei loro prossimi progetti: “Il primo film sarà una commedia ambientata a Washington con un cast di attori famosi - Frances McDormand, Brad Pitt, John Malkovich, George Clooney. Il secondo progetto invece è un film su una comunità ebraica, ambientato nel MidWest, i primi 10 minuti saranno parlati esclusivamente in yiddish, e ingaggeremo attori non famosi.”
Riguardo al rapporto con i generi cinematografici, è Joel a rispondere: “Non classifichiamo i nostri film in base ai generi, quando iniziamo a scrivere una sceneggiatura ci domandiamo, genericamente, che tipo di film abbiamo in mente di fare. Pensandoci ora, quello che probabilmente ci ha attirato del romanzo No Country for Old Man, è proprio il suo declinare il genere noir in modo insolito.”
Frances Mc Dormand ha raccontato invece di come è lavorare con il marito e il cognato: “Adoro lavorare con loro, possiamo utilizzare un linguaggio domestico, e poi è uno dei modi migliori in cui Joel flirta con me. E sono sicura che non lo fa con nessun’altra”.
Frances ha aggiunto anche: “Non hanno mai chiesto la mia opinione su una sceneggiatura, ma anche in caso contrario non saprei cosa dire. Io faccio il mio lavoro, e loro sanno molto bene come interpreterò qualsiasi personaggio che mi affidano.”
I Coen hanno inotre confermato di essere anche i montatori dei propri film (sotto lo pseudonimo di Roderick Jaynes). Ethan ha confessato infatti: “Non utilizziamo i nostri nomi perché già compaiono molto nei credits e attribuirci anche il montaggio ci sembra di cattivo gusto.” E Joel aggiunge: “Solo da tre anni abbiamo smesso di montare con la moviola, non troviamo più persone in grado di farlo. L’unico che monta ancora in questo modo è Ken Loach, ma ha assistenti ultraottantenni”.
La McDormand ha raccontato anche di come è stato ricevere un premio Oscar: “Quello che conta è il lavoro. L’Oscar è una statuina molto carina che ho messo fra due vasi di ceramica… La festa poi non è particolarmente bella, e la cerimonia non rende affatto in tv.” Ethan però adora guardarla, aggiunge Joel. L’attrice sarà impegnata prossimamente in un commedia a Broadway, di cui è prevista anche una trasposizione cinematografica.
Riguardo invece all’idea di girare un film a Napoli, i Coen hanno ammesso di non riuscire a pensare a storie che non siano prettamente americane, ma la McDormand ha aggiunto: “Se qualcuno mi ingaggia sono disposta a interpretare una muta in un film ambientato a Napoli”.
E a tal proposito i Coen hanno ricordato anche un loro incontro con Mastroianni: “Lo abbiamo conosciuto dieci anni fa, e ci chiese se potevamo prenderlo per un nostro film, gli sarebbe piaciuto interpretare la parte del vecchio italiano”.









