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08 novembre 2017

Recensione: Addio Fottuti Musi Verdi, dei TheJackal ★★★☆☆

Forse non tutti sanno che – o l’hanno dimenticato – i Jackal si chiamano così perché le loro prime produzioni si basavano su parodie e mash-up di capolavori del cinema.
Oggi, dopo una gavetta di videomaking che parte dalle VHS ed arriva al web, i Jackall approdano al cinema vero e la loro prima produzione non può che essere ancora una parodia di genere.

Attenzione però. Il genere che i Jackal parodizzano in “Addio fottuti musi verdi” è un genere che in Italia è stato poco frequentato.
I Jackal puntano in alto mirando alla commedia Sci-fi, andandosi a confrontare direttamente con titoli del calibro di “Balle Spaziali”, “Guida galattica per autostoppisti”, “Donne amazzoni sulla luna” e “Men in black” evitando in questo modo qualsiasi confronto con colleghi italiani (a parte “Fascisti su Marte” di Guzzanti).
Con quale risultato?
Beh, come poteva venir fuori una commedia fantascientifica in cui un ragazzo napoletano tutto mamma, birra e pizza deve difendere la terra dall’attacco degli alieni?
Tutto sommato è venuto decisamente bene. Un prodotto altamente professionale, tecnicamente ineccepibile (a tratti addirittura sorprendente) e che più volte (non sempre) assolve a quello che è l’obbiettivo primario di una commedia: far ridere.
Promossi al cinema certamente i Jackal, con un debutto che soddisfa le aspettative di chi attendeva da tempo (con benevolenza) e che fa intravedere l’inizio di un percorso molto interessante.

Però.

Il film “Addio fottuti musi verdi” è come un assolo di chitarra blues: ti rimangono impressi l’attacco e il finale; quello che c’è in mezzo è pura improvvisazione.
Sì, perché tra l’inizio travolgente e il finale esplosivo, quello che c’è in mezzo nel film è un susseguirsi di citazioni (sciacalli!), autocitazioni e trovate in pieno stile Jackal (meta cinema, voce fuori campo, virtuosismi e battute in dialetto) che fanno pensare che Capaldo & co. abbiano avuto più interesse a compiacere la ben nutrita schiera dei loro fan che non conquistare nuove fasce di pubblico.
Se non fosse una scelta ben precisa (anche di Cattleya e Rai Cinema che li hanno prodotti) allora si potrebbe parlare di classico problema degli esordi cinematografici di personaggi popolari. Anche il primo film di Verdone riportava le gag di “Non Stop”, così come nel primo film di Zalone il protagonista era il cantante neomelodico di Zelig.

In ogni caso siamo comunque anni luce dai film piatti e inutili provenienti da Made In Sud (“Troppo Napoletano”, “Vita Cuore, Battito” e porcate del genere) o le imbarazzanti cinepippe di Siani.

Riguardo al cast, è impossibile non esprimere l'ammirazione per quella maschera che è Fabio Balsamo. Promosso a pieni voti nel suo ruolo comico (non spalla di Ciro Priello) che ricorda molto Lello Arena non solo per il modo di parlare ma per quel suo saper essere divertente ma mai buffo, e tantomeno volgare.

Brava anche Beatrice Arnera (per me una nuova conoscenza) e divertenti le caratterizzazioni di Rosalia Porcaro, Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito. 
Ma una menzione speciale va a Gigi D'Alessio del quale non pensavo di poter mai parlar bene. Una grande prova di intelligenza e autoironia non comune tra personaggi del suo calibro.

In conclusione, com'era da aspettarselo, questo dei Jackal è senz'altro il miglior contributo al cinema proveniente dal mondo del web visto sinora. Nemmeno paragonabile a quanto fatto da Willwosh, i Pills e l'imbarazzante Dylan Dog della Tinburtina.

Andate al cinema a vederlo, vale la pena vederlo e sostenere i Jackal.
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25 novembre 2013

Finisce l'IMMaginario Web Fest

di Ferdinando Carcavallo
La cosa incredibile del festival IMMaginario è che non è un festival. E’ piuttosto un viaggio in un posto, un contesto singolare in cui il pubblico incontra la cultura senza alcun filtro, senza tramiti.
Non ci sono giornalisti, troupe televisive che si intromettono tra la gente e l'arte, si sta tutti insieme in una città bellissima dove non si può fare altro, in quei giorni, che nutrirsi di cultura.
Musica, fumetti, cinema, televisione, letteratura e tecnologie. E’ tutto a portata di mano.
Dei fessi come noi, ad esempio, riescono a passare da una parte all’altra di quella invisibile (perché inesistente) linea di separazione tra palco e pubblico con una facilità e inconsapevolezza che appare surreale. Presentiamo i nostri video, ci intervistano e poi ci ritroviamo a chiedere a quel genio inarrivabile di Antonio Rezza di fare una foto insieme - e lui si prende il nostro numero di cellulare per avvertirci quando sta per arrivare a Napoli.
Salutiamo Pasquale Lillo Petrolo e lui si ferma a raccontarci come nasce la comicità di Lillo e Greg, le parodie, i balletti, i retroscena delle produzioni radio e tivvù.
Il trio Medusa ci vede mentre ci facciamo la foto con i “geni delle web serie” de La Buoncostume e pretendono di farla anche loro. Nell’aspettare un incontro che inizia in ritardo ci accomodano su un palco del Morlacchi ad ascoltare un pianista (Guidi) che accompagna le immagini di classici del muto. E come se non bastasse tutt’intorno c’è Perugia. Abbiamo vinto tutti qualche cosa di davvero unico, insomma. In particolare, tra le web serie, qualcuno si è portato a casa anche un premio: 

 - Miglior Webseries: The Usher, di Chiara De Caroli e Andrea Galatà
 - Miglior Regia: Run Away, di Riccardo Cannella
 - Miglior produzione: Gli Abiti del Male, di Andrea Sgaravatti e Guido Geminiani
 - Menzione speciale: Le cose brutte, di Ludovico Bessegato
 - Miglior attori: The Pills
 - Miglior soggetto/sceneggiatura/storia originale: La Buoncostume
 - Miglior architettura interattiva e sistema social: The Usher, di Chiara De Caroli e Andrea Galatà
 - Premio del pubblico XL Repubblica: Tris, di Corrado Doni

Oltre a tutto ciò, l'IMMaginario è stata anche l'occasione per incontrare da vicino e conoscere le nuove incredibili produzioni dei Licaoni, di Federico Sfascia (I REC U è prossimo ad uscire dall'oscurità), della già citata Buoncostume e della nuova stagione dei The Pills, che saranno pure onnipresenti in ogni dove si parli di web serie, ma meritano davvero attenzione. Forse ha ragione Valsecchi -  come riportato da Gabriele Niola durante una dettagliata cronostoria delle web serie - quando li paragona al fenomeno Nanni Moretti degli anni '70.


E poi c'erano i soliti cazzari...

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